Sarebbe importante non farsi del male da soli, dice in sostanza l’imprenditore Riccardo Illy commentando i dati diffusi dall’Istat dai quali risulta che anche in settembre l’Italia ha conosciuto per il secondo mese consecutivo (e per la prima volta dopo 50 anni) una diminuzione del livello generale dei prezzi.
Sono dati allarmanti, perché la deflazione è il sintomo, e allo stesso tempo la causa, di una situazione economica che tende al peggio, soprattutto in un paese in cui il rapporto debito/Pil può diventare ingestibile se il debito sale e l’aumento dei prezzi non rivaluta il Pil.
Bene, dice Riccardo Illy che lui non è affatto sicuro che l’Italia sia in deflazione, e che forse le correzioni al negativo del Pil per il resto dell’anno sono state un po’ precipitose.
Nel breve intervento che appare sul sito Inpiu.net, l’imprenditore triestino fa notare che il dato Istat (prezzi in calo dello 0,1%) è condizionato da una singola voce di spesa, quella relativa alla comunicazione, che segna un arretramento pesante, con un crollo dell’8,2% su base annua. Peccato che i prezzi della parte più significativa di quel settore siano regolati dalla omonima Autorità e non dal mercato. Sono invece aumentati – sia pur di poco – i prezzi di mobili e abbigliamento, istruzione e servizi sanitari, ristorazione e trasporti. Illy ha calcolato che senza la riduzione delle tariffe per le telecomunicazioni – riduzione che rappresenta un beneficio per le tasche dei cittadini – avremmo avuto in settembre non la deflazione ma una sia pur lieve inflazione. Conclusione: l’economia italiana dà ancora segni di vita nonostante le statistiche malauguranti. (2 ott)