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A Parigi il “Giardino”
di Salvatore Arancio

it@withub.it by it@withub.it
31 Ottobre 2014
in Archivio speciali - Mostre
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A PARIGI IL “GIARDINO” DI SALVATORE ARANCIO

L’artista italiano Salvatore Arancio espone fino al 13 dicembre, alla Francois-Mitterrand Library di Parigi, una mostra – sua prima personale organizzata da un ente pubblico in Francia – frutto della sua residenza artistica a Parigi dell’autunno scorso nel corso della quale ha esplorato il Giardino di Agronomia tropicale, considerato il più romantico dei giardini parigini, che ospita ancora i resti della mostra del 1907 (serre tropicali, monumenti, ponti asiatici per buona parte coperti da vegetazione) dedicata alla flora esotica delle colonie francesi. Arancio, 40enne artista catanese da alcuni anni residente a Londra, ne ha tratto suggestioni artistiche sull’incontro tra il reale e l’immaginario in un giardino simbolico, utilizzando una vasta gamma di supporti, tra cui un Super 8 film, ceramiche, sculture e stampe. Salvatore Arancio è laureato con un Master di Belle Arti Fotografia al Royal College of Art di Londra ed è stato selezionato per diversi progetti di residenza a Parigi, in Olanda, nel Regno Unito e a New York, vincendo nel 2013 il premio Nctm.(red)

A TORINO LE VIGNETTE SULLA GRANDE GUERRA

Sorridere sulle vicende della guerra più sanguinaria del XX Secolo si può. Nonostante la censura lo hanno fatto, dal 1914 al 1918, molti disegnatori satirici di tutta Europa. Oggi possiamo vedere, sullo sfondo di una grande trincea, un centinaio di quelle vignette nella mostra “Matite di Guerra, satira e propaganda in Europa (1914 – 1918)” allestita a Torino, a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, fino al 3 dicembre. La mostra, promossa dal Consiglio regionale e dalla Consulta Europea, è curata da Dino Aloi e raccoglie giornali di trincea, disegni, libri, cartoline d’epoca e tavole originali realizzati da artisti e disegnatori di tutta Europa, pubblicati in Italia, Germania, Olanda, Francia e Spagna.  Immagini che nel 1914-1918 dovevano contribuire ad alimentare l’acredine per il nemico, oggi ci aiutano a capire e a far capire  l’insensatezza della guerra. L’Italia entrò in guerra il 25 maggio del 1915, quasi un anno dopo lo scoppio del conflitto. Si crearono quindi nel Paese due anime fortemente contrapposte: neutralisti ed interventisti, ma in alcuni casi le posizioni mutarono nel tempo. Nel centinaio di vignette satiriche del tempo esposte troviamo chiari segni di questi opposti sentimenti, espressi con ironia e sarcasmo. Tra le opere presentate nella mostra le pagine originali de L’Asino, giornale di satira socialista fondato da Gabriele Galantara che in un primo tempo pubblica vignette contro la guerra ma, nel 1914, quando l’Italia non è ancora parte del conflitto, cambia improvvisamente rotta e inizia a fare disegni contro austriaci e tedeschi. Al contrario resterà fedele ai suoi ideali socialisti e pacifisti il vignettista de L’Avanti! Giuseppe Scalarini, tra i primi a realizzare splendidi disegni contro il conflitto mondiale. Di un altro raccontatore di orrori, l’olandese Louis Raemaekers, troviamo i disegni in mostra: egli partì pacifista ma divenne guerrafondaio. In esposizione anche due libri del disegnatore torinese Gec (Enrico Graneri), su D’Annunzio e Vittorio Emanuele III. Di Enrico Sacchetti, collaboratore de La Tradotta, vediamo un album con le caricature di soldati e ufficiali nemici.(red)

NEL MARE DI PIXEL DI WOLFGANG WEILEDER

Paesaggi marini di diverse località europee ripresi nelle ore che precedono e seguono il tramonto. Ogni scena viene ricombinata in una sorta di mosaico che riconduce a un solo colpo d’occhio una sterminata sequenza temporale di impercettibili trasformazioni ambientali. In stampe fotografiche di grande formato il Mambo – Museo d’arte moderna di Bologna presenta, fino all’8 dicembre, alcune opere della serie dei Seascapes di Wolfgang Weileder nelle quali l’artista di origine tedesca, che da tempo vive nel Regno Unito, investiga sulla relazione tra il tempo e lo spazio, tra permanenza e transitorietà. Nella realizzazione di questi lavori Weileder utilizza un procedimento particolare, che comporta un sofisticato impiego della tecnologia digitale. Con una macchina fotografica fissa vengono realizzati, nell’arco di alcune ore e a intervalli di pochi secondi, migliaia di scatti di uno stesso ambiente. Un apposito software seleziona poi, nel medesimo punto di ogni frame realizzato, una banda verticale della larghezza di un pixel, componendo infine l’immagine con la precisa successione di questi segmenti. Ciò che ne risulta è un inatteso effetto estetico ed evocativo: soggettività, contingenza e possibilità tecnologica si intersecano per produrre rappresentazioni che ci appaiono stranamente familiari. L’esito finale non è una restituzione esaustiva di un’unica scena in un intervallo temporale, ma una fra le infinite possibilità combinatorie offerte dal mezzo prescelto, in una rivisitazione del paesaggio che supera gli stereotipi seguendone le tracce.(red)

A BRESCIA IL LAVORO DIVENTA UN CAPOLAVORO

La mostra “CapoLavoro. Arte e impegno sociale nella cultura italiana attraverso il Novecento”, fino al 10 dicembre al Museo di Santa Giulia di Brescia, presenta una selezione di opere, donate da importanti artisti italiani, della raccolta Cgil, accanto a dipinti del Museo del Premio Suzzara, circa settanta opere declinate sul tema arte e lavoro. Nel percorso espositivo, che da un’Italia arcaica, artigiana e contadina, giunge alle lotte braccianti e sindacali del dopoguerra fino alla scomparsa del lavoro tradizionale, si potranno rileggere forme, condizioni di lavoro e figure di lavoratori in un contesto che muta nel corso della storia, documentate da una significativa raccolta che rappresenta un frammento, non limitato, della ricerca artistica italiana nella seconda metà del Novecento, da Birolli a Guttuso, da Pizzicato a Romagnoni, da Plattner a Tadini, da Francese a Ceroli, da Pozzati a Valentini. Settanta opere realizzate tra il 1873 e il 2011 che documentano il modo con cui gli artisti hanno visto i lavoratori, sentito il loro destino, pensato il loro ruolo nelle diverse fasi della società italiana. Nell’ambito della mostra viene proposto alle scuole la visita teatralizzata “Storie straOrdinarie: il lavoro si racconta”. Si segnalano inoltre i percorsi tematici per confrontare le opere in mostra con dipinti e sculture delle collezioni appartenenti al patrimonio museale.(red)

MILANO OMAGGIA GLI “ITALIENS” DI PARIGI

Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931), Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 1884), Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 – Parigi, 1917), esponenti di spicco della pittura italiana e internazionale di fine Ottocento, sono i protagonisti del nuovo appuntamento espositivo della Galleria Bottegantica di Milano, in programma da oggi al 21 dicembre. La mostra ripercorre, attraverso un’accurata selezione di 30 opere, le tappe fondamentali dell’arte dei tre Italiens de Paris, che seppero interpretare i sogni di un mondo in bilico fra Otto e Novecento, e in particolare quello della Parigi fin-de siècle, nella quale decisero di vivere stabilmente, condividendo amici, fama e successo professionale. I lavori dei tre artisti sono messi a confronto con quelli di altri artisti italiani che lavorarono nello stesso periodo nella capitale francese, quali Vittorio Matteo Corcos, Ulisse Caputo, Antonio Mancini, Federico Rossano, Francesco Paolo Michetti che ne seppero catturare non solo l’atmosfera di grande vivacità, ma anche quella più dimessa e riservata. A questi si aggiunge il monzese Pompeo Mariani, attivo negli stessi anni a Montecarlo, in cui ritrasse il lusso e lo sfarzo della élite internazionale, protagonista degli anni ruggenti della Belle Epoque. Inoltre alla GAMManzoni. Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea di Milano sono in mostra, fino al 18 gennaio, 40 opere di Giovanni Boldini, alcune delle quali mai esposte in pubblico, provenienti da prestigiose collezioni private che ripercorrono tra le tappe fondamentali della carriera di quello che è considerato uno dei maggiori esponenti della pittura che seppe interpretare i sogni di un mondo in bilico fra Otto e Novecento.  (red)

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