Dieci abili danzatori, attrezzi dalle molteplici forme ed un incredibile gioco di suoni luci ed ombre: è questa la formula magica dei Momix che ancora una volta incantano il pubblico del Teatro Olimpico di Roma. Dopo lo straordinario successo registrato con le precedenti messe in scena, ieri sera, il gruppo di ballerini-illusionisti tra i più famosi al mondo è tornato a dar vita ad “Alchemy”, magnifica creazione ideata dal genio visionario di Moses Pendleton. Come pochi sono in grado di fare “Alchemy” è uno di quegli spettacoli ai quali non si è mai stanchi di assistere, proprio grazie alle sue mille sfaccettature che, ancora una volta, gli hanno permesso di registrare un successo straordinario di pubblico. L’idea coreografica di Moses Pendleton, l’ultra sessantenne direttore artistico dei Momix, trae spunto dall’arte dei maghi alchimisti intenti nella continua ricerca dell’oro. All’interno dello spettacolo questa ricerca si muove attraverso i quattro elementi primordiali terra, aria, acqua e fuoco che caratterizzano i vari quadri con i colori del rosso del bianco del nero e dell’oro. Il pubblico assiste in platea ad un complesso mix di immagini e suoni che generano un effetto di straniamento, catturando lo spettatore in un vortice di suggestioni governate dall’estrema armonia della danza.
VIDEO E MUSICA Magistrale è, infatti, la scelta di video e musica che si fondono magicamente in scena con i movimenti, tecnicamente impeccabili, dei danzatori, quasi a formare un tutt’uno all’interno di un cosmo organizzato alla perfezione. A governare il tutto concorrono straordinarie forze primordiali che, in alcuni casi, sembrano persino sfidare le comuni leggi gravitazionali a cui noi, comuni mortali, siamo abituati. In platea si assiste all’avvampare del fuoco che avvolge tutto con la vitalità delle sue fiamme, al moto perpetuo ed inesorabile dello scorrere dell’acqua, al continuo fluire dell’aria e all’incredibile forza generata dalla terra. Incredibile è la destrezza dei corpi dei dieci performer, impegnati in scena a plasmarsi all’interno dei diversi quadri, che riescono sorprendentemente a cambiare di volta in volta la loro qualità di movimento. Fondamentale ,all’interno di questo mix di immagini plastiche e dinamiche al tempo stesso, è il ruolo della musica che si sviluppa in un collage di brani che spaziano da sonorità etniche e delicate per poi passare ad altre decisamente più tecno e rock senza dimenticare l’inconfondibile tocco di Ennio Morricone, presente all’interno dello spettacolo con i brani “The mission” e “Once upon a time in America”. Concorrono infine a valorizzare le prodezze dell’ensemble dei dieci danzatori gli attrezzi più strani – pannelli, sfere, cilindri e specchi – capaci di regalare al pubblico sensazioni surreali garantendo ad “Alchemy” di raggiungere gli occhi e il cuore di tutti, nessuno escluso. (19 nov – Paf)