Un paio di secoli fa Stendhal scriveva che in Italia l’attività preferita dai governanti era trovare delle deroghe alle regole. Dunque ha origini antiche quella “giuridicità debole” su cui Sabino Cassese ha molto indagato. Nella sua storia dello Stato pubblicata qualche mese fa con il titolo “Governare gli italiani”, Cassese ha definito “a-legalità legale” la situazione – a tutti ben nota – per cui a uno stesso caso sono applicabili molte norme diverse, il che rende possibile ogni forma di negoziazione, legittima e illegittima, tra cittadino e Stato. Non a caso Giovanni Giolitti sosteneva che le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. Norme speciali, norme prevalenti, norme ordinarie e norme straordinarie, norme eccezionali e norme derogatorie, integrazioni, modiche, aggiornamenti, decreti delegati, regolamenti. Di tutto questo è fatto lo stato di a-legalità legale, che si avvale anche – scrive Cassese – dell’imperfezione delle leggi, della trascuranza nell’eseguirle e della destrezza nell’eluderle.
Qui, più che nel carattere litigioso degli italiani e nelle ferie dei magistrati, sembra esserci dunque la spiegazione della sovrabbondanza di processi che pesa sul nostro sistema giudiziario fino a soffocarlo.
Cassese è tra gli studiosi che meglio hanno saputo spiegare le ragioni storiche e politiche che in Italia rendono debole lo Stato. Lo ha fatto all’Università, con i libri e anche con l’attività giornalistica, a cui ora si può dedicare più liberamente dopo aver concluso il mandato di giudice costituzionale.
Nel 2013, quando era ancora alla Consulta, Cassese fu chiamato a decidere sul conflitto d’attribuzione sollevato da Silvio Berlusconi nei confronti del tribunale di Milano. Diede torto a Berlusconi, che poi a Milano fu condannato per frode fiscale. Ma Cassese è anche colui che di recente ha denunciato la “grigia miopia della giustizia” e la pretesa dei magistrati di voler giudicare la storia.
C’è anche il nome di Cassese tra quelli su cui si potrebbe creare un’ampia maggioranza quando si tratterà di scegliere il successore di Napolitano. (1 dic)