In fondo la periferia è un punto di vista. Per chi ci è nato e cresciuto, quello è il centro, e magari pure il centro del mondo. E se nell’immaginario collettivo le periferie sono un deserto culturale da cui l’intellettuale di buone maniere si tiene a debita distanza, nella realtà le periferie – cioè i luoghi dove vive il 60% della popolazione – sono spesso incubatori di creatività, arte e innovazione sociale. Nelle periferie – devastate da un’invasione dissennata di cemento – c’è molto degrado e molta cultura alternativa. Una recente legge dello Stato, la cosiddetta Art Bonus, cita per la prima volta le periferie come luoghi da sostenere nella loro crescita culturale, con interventi mirati e detrazioni fiscali. (16 dic)
A Bologna in ottobre, durante la fiera delle città intelligenti, smart city, c’è stata un’affollata sessione dedicata alla cosiddetta rivoluzione suburbana, e di questa straordinaria vivacità delle periferie sono stati portati molti esempi.
E se una star come Renzo Piano propone un vasto progetto di rammendo architettonico e urbanistico, un maresciallo dei carabinieri, Giovanni Sabatino, scrive un libro – “Intelligence del marciapiede” – per suggerire un approccio diverso nel contrasto alla microcriminalità. Il maresciallo, investigatore di prima linea e laureato in sociologia, osserva la disoccupazione giovanile, la promiscuità dei gruppi etnici, il radicamento delle reti che spacciano, ricettano, sfruttano la prostituzione e propone anch’egli un grande progetto per le periferie, basato sul principio – questo sì rivoluzionario – che la sicurezza è un mezzo e non un fine. Un mezzo per star meglio. Il maresciallo è convinto che, messa così, ai giovani potrebbe interessare.