CANFORA SVELA I SEGRETI DI “AUGUSTO. FIGLIO DI DIO”
Ottaviano, figlio adottivo di Cesare: è lui l’Augusto, già divo in vita, l’imperatore che fonda la sua egemonia facendo credere di restaurare la repubblica. Di questa raffinata finzione, della strategia di Augusto nel costruire il potere simulando di rinunciarvi, eliminando avversari e giocando d’astuzia: di questa fine trama Liciano Canfora svela l’ordito nel suo ultimo libro, “Augusto. Figlio di Dio”, in uscita a marzo per Laterza.. E svelando rivela quale inganno nasconde la maschera del potere. La carriera di Augusto (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, 63 a.C.-14 d.C.) era iniziata quando aveva raggiunto Cesare in Spagna per esser presente all’ultima durissima lotta contro i pompeiani. “Questo ragazzo deve tutto al suo nome” diceva di lui Marco Antonio, che lo disprezzava, a torto sottovalutandolo. Era vero: Augusto ne era talmente consapevole da affrettarsi a promuovere, non appena gli fu possibile, la divinizzazione di Giulio Cesare, suo padre adottivo. Il suo capolavoro è consistito nell’imporre l’immagine di sé come vero e coerente erede e continuatore dell’opera di Cesare, mentre in realtà la trasformava, se non nel suo contrario, certo in altro. Divus Iulius e mummia di Lenin nel mausoleo sulla Piazza Rossa come oggetto di culto sono fenomeni che si richiamano l’un l’altro. La parabola augustea parte dallo scontro per l’accaparramento dell’eredità politica di Cesare, approda al suo graduale snaturamento, culmina nella stabilizzazione suffragata dal coro quasi unanime della cultura addomesticata. Finché gli fu possibile volle concentrarsi sulla politica interna, nella creazione di un nuovo ordine, e nella repressione di ogni tentativo, reale o immaginario, di avversari o di oppositori, di togliergli il potere. Ma le notizie sopravvissute nella tradizione bastano a farci capire che la facciata copriva un pericolo costante.
“ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO” DI MARCO MISSIROLI
La storia narrata in “Atti osceni in luogo privato” (ultimo libro di Marco Missiroli, edito da Feltrinelli) comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna. Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere. Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi. Passavo dalla prima persona singolare alla prima persona plurale. Il sentimento per lei custodiva i miei atti osceni.
“ATMOSFERE LETTERARIE” NELLA PITTURA DI FRANCIS BACON
Il libro di Marco Tonelli “Francis Bacon Le atmosfere letterarie”, edito da De Luca Editori d’Arte, ha l’ambizione di ripercorrere la pittura di Francis Bacon attraverso le sue fonti letterarie, ovvero le letture di prosa e poesia che l’artista fece in vita e da cui rimase in vari modi colpito. Delle letture di Bacon (1909-1992) sappiamo quello che ne disse lui, che ne raccontarono e ne scrissero i numerosi e importanti critici che lo frequentarono ma soprattutto ciò che era conservato nello studio londinese di Mees Rews 7 o nell’abitazione di Dale Farm nel Suffolk, oggi raccolto e archiviato in un elenco di circa 1340 titoli presso la Dublin City Gallery The Hugh Lane di Dublino, sua città di nascita. Dostoevskij, Eschilo, Baudelaire, Proust, Freud, Joyce, Berlin, Nietzsche, Tolstoj, Conrad, Blixen, Eliot, Yeats, Pound, Burroughs, Bataille, Beckett, Gide, Tennesse Williams, Shakespeare, Spender sono solo alcuni degli autori letti e amati da Bacon che testimoniano i suoi vasti interessi letterari e che aiutano a comprendere lo sfondo culturale delle opere realizzate tra 1944 e 1992. Queste fonti sono state spesso citate dai più eminenti studiosi di Bacon pur non avendo mai ricevuto la stessa attenzione filologica e “archeologica” di quelle visive: eppure si tratterebbe di immagini scritte o di passaggi salienti che potrebbero aver eccitato la fantasia pittorica di Bacon ed esserne per certi versi una controparte psicologica, come se la sua pittura ne fosse una traduzione in un ambito creativo parallelo. Con il presente saggio l’autore ripercorre l’opera di Bacon analizzandone i rapporti con specifiche fonti letterarie che l’artista stesso definiva “atmosfere” e “congegni di immagini” per i suoi dipinti. Marco Tonelli è assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Mantova, dove attualmente vive. Giovane critico d’arte, già commissario del XIV Quadriennali di Roma, è docente dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove insegna Sociologia dell’Arte.
MARI E “L’ANONIMA FINE DI RADICE QUADRATA”
“Cuore” era il romanzo di un’Italia che si univa a scuola: la scuola come luogo di incontro e scontro di differenze. E oggi che cos’è la scuola? Chi sono i nuovi Bottini, i Garrone, i Franti? A partire da questi interrogativi, Alessandro Mari in “L’anonima fine di radice quadrata” (in uscita il 26 febbraio per Bompiani) rivisita un libro mai dimenticato e lo ridisegna affidandolo alla voce di Sofia, sedici anni, pungente redattrice di un blog in cui racconta la scuola senza pietà. Sofia è intrigata da Radice Quadrata, il compagno che non ride, un nerd grafomane che nasconde un segreto. Molte le differenze che sembrano separare i due: Sofia è un’intelligenza veloce e contemporanea che sa di tutto un po’, da nativa digitale, mentre Radice Quadrata sa moltissimo di poco, possiede un’intelligenza più lenta che però va in profondità, conosce la fatica del sapere costruito passo passo. Lei nuota in superficie, lui solo in immersione. Lei si muove in bicicletta navigando le strade allagate di una grande città, lui va a piedi, e ogni tanto affonda nel sottosuolo. Così, tra feste di Halloween, flirt, professori che si sforzano di far capire i classici rovesciandoli nel nostro mondo, compagni che cercano di compiacere i professori dimenticando di diventare se stessi, Sofia spia e pedina Radice Quadrata senza riuscire a capirlo. Ci vorrà una tragedia che coinvolge tutta la classe per farle scoprire chi è il vero Radice Quadrata: forse un eroe piccolo, certo un ragazzo che sa confondere e stupire perché ha ben chiaro il valore dei sentimenti. Alessandro Mari è nato nel 1980 a Busto Arsizio. Si è laureato con una tesi su Thomas Pynchon. Ha pubblicato “Troppo umana speranza” (Feltrinelli, 2011, premio Viareggio-Rèpaci), il romanzo digitale a puntate “Banduna” (Feltrinelli, 2012) e “Gli alberi hanno il tuo nome” (Feltrinelli, 2013), finalista al Premio Bottari Lattes Grinzane 2014.
“PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLE OSSESSIONI” DI RECAMI
“Una spolverata di cinismo, un pizzico abbondante di perfidia, una macinata di comicità sfumata al nero”. È quanto scrive Santo Piazzese pensando a Francesco Recami, descrivendo idealmente la commedia umana tratteggiata dallo scrittore fiorentino nella raccolta di racconti “Piccola enciclopedia delle ossessioni” (edita da Sellerio) vero e proprio catalogo di caratteri esemplari, specchio deformante e disvelatore dell’indole nazionale. Enzo Carlo, 55 anni, fumatore, un po’ sovrappeso, ha deciso di sottoporsi a una visita cardiologica. Alla sua età non si sa mai. Nell’attesa segue regole severe: meno sigarette, camminare, smettere di guardare Report la domenica sera. Veronica, un tempo professionista dell’editoria, partecipa per la prima volta a un gruppo di lettura. Trova ex professoresse analitiche oppure lettrici emotive che amano i gatti e il mare. La situazione non le sta simpatica, ma accetta la sfida. Il signor De Marinis va in vacanza con la famiglia a Follonica. Affitta sempre la stessa casa, vicino al mare, e nel porticciolo conserva il suo tesoro: un enorme gommone Lomac lungo dieci metri, con motori da 250 cavalli, l’invidia di tutta la spiaggia. Fin quando non arriva un inquietante rivale, un Sacs Stratos da 12 metri. E che dire di Sibilla, la cui ossessione è l’alimentazione, che per lei non è affatto un’ossessione ma una missione? E di quel signore le cui idiosincrasie riguardano il tempo che certa gente impiega a bere il caffè? C’è poi Marco Zei, padre separato che affronta una vacanza in campeggio col figlio per una settimana, con un budget di poche centinaia di euro. Oppure una cena di fine estate in un terrazzino di città, con gli amici e le chiacchiere di sempre: l’utilità dei Suv, l’importanza dello sport tra i bambini, Pantani eroe o criminale, mettere o non mettere il condizionatore… E ancora la gita a Castiglioncello di un solitario signore che cronometra ossessivo ogni momento della giornata, e la storia del neolaureato Davide, che ispirato da Lapo Elkann scrive innovative strategie di marketing per articoli religiosi.