ROBERTA MARESCI FESTEGGIA MINA
È rimasta una protagonista assoluta della ribalta musicale anche da quando, nel 1978, ha scelto di autoesiliarsi dalle apparizioni pubbliche per vivere una vita più tranquilla. Ne aveva davvero bisogno, dopo un ventennio passato sotto i riflettori: amata, seguita, idolatrata, ma anche spiata e giudicata dall’Italietta benpensante degli anni Sessanta. Le vicissitudini della sua tormentata vita privata hanno a lungo alimentato le chiacchiere di tutto un Paese, affiancando i clamorosi successi artistici che la Tigre di Cremona intanto collezionava uno dopo l’altro: non solo su vinile, ma anche in indimenticabili stagioni televisive (impossibile dimenticare, per esempio, la storica esibizione live con Lucio Battisti a “Teatro 10”, nel 1972). Poi, con la sparizione dalle scene, il mito si è ridotto all’essenziale: un volto trasfigurato sulla copertina dell’ultimo album e una voce miracolosamente intatta nel tempo, elargita al pubblico con la cadenza regolare di una produzione musicale ampia e versatile. Celebrando il 75esimo compleanno dell’artista – che ricorre il prossimo 25 marzo – “Mina” di Roberta Maresci (pubblicato dalla casa editrice Gremese, in collaborazione con Diva Universal, nella collana di monografie “Donne nel mito”; pp.160, euro 12,90) ci racconta la vita e la carriera della nostra artista più amata. L’unica che è diventata una star per poi cercare di farlo dimenticare a tutti. Da questo libro è stato tratto il documentario in onda il 25 marzo su Sky – Canale 128. Roberta Maresci (1971) è giornalista e scrittrice. Esperta di collezionismo e antiquariato, è voce e autrice per Rai Radio2 di programmi come “La stanza delle meraviglie”, “Il buongiorno di Radio2”, “La notte dei misteri” e “Sabato Italiano”. Ha scritto per la Treccani alcune voci dell’Enciclopedia della Moda. Ha pubblicato 12 libri. Come giornalista collabora con “Il Tempo”, “For Men”, “Bellezze d’Italia”.
“CRONACA DI UN ATTORE”, LA VITA DI MASSIMO GIROTTI
Una monografia dedicata a un attore caduto vittima della cultura dell’oblio che governa il nostro tempo. Questo è “Massimo Girotti. Cronaca di un attore”, primo saggio di Roberto Liberatori, pubblicato da Teke Editori in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia. La vicenda artistica di Girotti si snoda nell’arco di oltre sessanta anni della nostra storia, a partire dal 1939 quando, da studente universitario proveniente da una famiglia borghese di origini marchigiane, si ritrovò a godere da un giorno all’altro di una inaspettata popolarità. E’ la bellezza che lo fece notare e lo impose all’attenzione del pubblico e di giovani cineasti. Ma questa magnifica presenza scenica, vissuta spesso come un ostacolo, fu solo il punto di partenza per un lungo lavoro di crescita professionale e intellettuale. Complice l’incontro e il sodalizio umano e artistico con registi come Alessandro Blasetti, Giuseppe De Santis e Luchino Visconti, solo per citare quelli più vicini a lui per sensibilità e cultura, Girotti costruì un modello di professionismo basato sul rigore che lo fece resistere all’usura del tempo. Uomo schivo e riservato, non alla ricerca di facili successi, Girotti diede prova di carattere anticonvenzionale nel lavoro, ma nella vita privata mantenne equilibrio e semplicità, incarnando una sorta di regolarità nell’arte. Questo libro indaga l’uno e l’altra, restituendoci l’immagine completa di un uomo moralmente impeccabile e un attore “anti-eroe” la cui lunga carriera fu edificata da importanti traguardi, benché spesso inosservati. Liberatori è nato a Roma, dove vive. La sua passione per il cinema ha origini lontane, davanti al piccolo schermo in bianco e nero. Laureato in Lettere, lavora in ambito televisivo dove si occupa anche di cinema. Questo è il suo primo libro. (Red)
“SIMONE CHIAMATO PIETRO” DI PADRE LEPORI
Il discepolo e apostolo Simon Pietro è una delle figure più paradigmatiche dell’appassionante dramma della sequela di Cristo. All’inizio lasciò tutto, senza esitazioni, ma dovette fino alla fine fare i conti con una libertà richiamata da Gesù, dalle circostanze e dalla propria fragilità, e ripetere sempre il suo “sì”. Padre Mauro Giuseppe Lepori dedica al primo Papa della Chiesa Cattolica “Simone chiamato Pietro. Sui passi di un uomo alla sequela di Dio” (Cantagalli, pp. 112, 11 euro), agile ed efficace libro attraverso il quale mette in luce come Pietro sia il santo evangelico più vicino a noi, alla nostra umanità, ma nel contempo così vicino a Dio. Come osserva nella prefazione l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, “la vicenda del Principe degli Apostoli è narrata con acuta capacità di penetrazione psicologica, nel suo inconfondibile timbro umano, in cui ciascuno di noi può riconoscersi. Così che questo scritto, oltre che come una meditazione di prim’ordine, potrebbe essere letto anche come una elementare, ma per nulla banale, introduzione all’antropologia cristiana”. L’autore si immedesima con l’esperienza di vita di Simon Pietro e ne racconta alcuni passaggi salienti, offrendo un’intensa e appassionata dimostrazione di come Pietro ci conduca e ci unisca a Gesù, oltre ad indicarci la strada per seguire Dio come veramente vuole essere seguito. Padre Mauro Giuseppe Lepori è nato a Lugano nel 1959 ed è cresciuto a Canobbio (Svizzera). Si è laureato in filosofia e teologia presso l’Università di Friburgo. Dal 1984 è monaco dell’abbazia di Hauterive (Svizzera), di cui è stato abate dal 1994 al 2010, quando è stato eletto abate generale dell’Ordine Cistercense e si è trasferito a Roma. Presso Cantagalli ha pubblicato: “Fu invitato anche Gesù. Conversazioni sulla vocazione famigliare” (2006) e “Sorpresi dalla gratuità” (2007). (Red)
MARCO GIACOSA RACCONTA “L’ITALIA DEI SINDACI”
Dal 26 marzo in libreria “L’Italia dei sindaci – Il Paese raccontato da chi lo amministra”, di Marco Giacosa, pubblicato da Add editore (pp. 256, 13 euro). Il libro nasce dagli incontri dell’autore con i sindaci di undici Comuni italiani, di Nord, Centro e Sud, piccoli e grandi, con giunte di diversi schieramenti politici. La rabbia verso la politica sta segnando un distacco sempre più accentuato con il potere. Il politico è spesso visto come il “nemico”, la causa del malessere. Ma c’è un’eccezione, una figura con cui è possibile avere una comunione di intenti: il sindaco. Lo spaccato che emerge dal libro è quello di un’Italia vista con lo sguardo dei sindaci, mediatori capaci di compiere veri e propri equilibrismi tra cittadini e amministrazione statale. Il loro lavoro si muove tra tagli, scelte drastiche, ma anche dialogo, dedizione, controllo del tessuto sociale, solidarietà. Il viaggio si conclude con un’intervista al “sindaco dei sindaci” Piero Fassino in qualità di presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Il libro vuol essere un punto di partenza per un dialogo sulla buona amministrazione, le aspettative dei cittadini, e la riscoperta del lato umano della politica. Marco Giacosa è nato nel 1974 e vive a Torino. Collabora con il quotidiano “La Stampa” occupandosi di cronaca e tecnologia e con diverse riviste e testate nazionali. Ha pubblicato la raccolta di racconti “L’occhio della mucca e DisasterChef”, cronache semiserie su un celebre programma televisivo.
MARCELLO FLORES SPIEGA IL “TRADIMENTO POLITICO”
In ogni epoca il tradimento è stato considerato il crimine peggiore. “Traditori. Una storia politica e culturale” di Marcello Flores (edito dal Mulino, pp. 568, euro 29) ricostruisce la storia del tradimento “moderno”, quello che s’impone attorno alla metà del Settecento e si diffonde con le rivoluzioni americana e francese, quando si perfeziona una concezione del tradimento politico come rottura del patto che unisce tutti i cittadini alla propria patria. Ma chi è davvero un traditore quando si combatte per l’indipendenza del proprio paese o quando si vuole rovesciare un governo e cambiare radicalmente lo stato? Dalla rivoluzione americana alla Grande Guerra, un’affollata galleria di casi, tratti sia dalla storia europea sia da quella di Stati Uniti, Giappone, Argentina, Messico, sia dalla storia della colonizzazione in Cina, Sudafrica, India. Marcello Flores insegna Storia dei diritti umani e Storia della cultura nell’Università di Siena. Per il Mulino ha pubblicato “Il secolo-mondo” (2005), “Storia dei diritti umani” (2007) e “Il genocidio degli armeni” (nuova edizione 2015).