A LUCCA LA “RIBELLIONE” DEI MACCHIAIOLI
La mostra “Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce”, al Lucca Center of Contemporary Art fino al 6 aprile, intende rivedere il movimento dei macchiaioli alla luce della loro modernità, del loro essere ribelli alle regole accademiche e a ogni convenzione. L’approccio verso il cambiamento e il desiderio di non rimanere indietro rispetto alle evoluzioni culturali di altri paesi ha animato questo gruppo di pittori a partire dal 1856 quando a Firenze i giovani artisti che frequentavano il Caffè Michelangiolo di via Larga – punto di ritrovo vicino all’Accademia di Belle Arti – percepirono la necessità di confrontarsi con i colleghi europei, in particolare con i francesi. La mostra ripercorre le fasi della nascita e dell’evoluzione del movimento rileggendolo con un’ottica alternativa e attuale attraverso 40 capolavori di artisti tra cui Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Vito D’Ancona, Raffaello Sernesi provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. (red)
RIUNITI GLI ARAZZI DI GIUSEPPE
Gli splendidi venti arazzi raffiguranti le storie di Giuseppe tessuti per incarico di Cosimo I de’ Medici nella manifattura granducale alla metà del XVI secolo su cartoni forniti da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati, tornano ad essere esposti insieme per la prima volta dall’Unità d’Italia. Esposti per più di un secolo nel Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio, nel 1882 furono divisi, per volere dei Savoia, tra Firenze e il Palazzo del Quirinale. Ora tornano eccezionalmente ad essere esposti insieme nella mostra “Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi di Pontormo e Bronzino” che si tiene a Roma – fino al 12 aprile nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale – per poi fare tappa a Milano (Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale dal 29 aprile al 23 agosto) e tornare poi “a casa”, in settembre, nella Firenze “culla” del Rinascimento dove rimarranno esposti fino al febbraio 2016 (alla Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio). Questa serie di tele monumentali rappresenta una delle più alte testimonianze dell’artigianato e dell’arte rinascimentale. La straordinaria raffinatezza della loro manifattura, l’unicità della composizione dei soggetti raffigurati, la singolare vicenda storica che li ha interessati, profondamente intrecciata alla storia d’Italia, fa di questo progetto espositivo un evento di portata internazionale e di eccezionale rilevanza simbolica, culturale e storico artistica. Gli arazzi con le storie di Giuseppe vennero commissionati da Cosimo I de’ Medici tra il 1545 e il 1553 per la Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio a Firenze. I disegni preparatori furono affidati ai maggiori artisti del tempo, primo fra tutti Pontormo. Ma le prove realizzate da quest’ultimo non piacquero a Cosimo I, che decise di rivolgersi ad Agnolo Bronzino, allievo di Pontormo e già pittore di corte, e a cui si deve parte dell’impianto narrativo della serie. Cosimo de’ Medici nutriva una particolare predilezione per la figura di Giuseppe, nelle cui fortune vedeva rispecchiate le alterne vicende dinastiche medicee.
AD HONG KONG LA “PARTITURA IN NERO” DI PISTOLETTO
La Simon Lee Gallery di Hong Kong presenta, fino al 25 aprile, la mostra “Partitura in nero” di Michelangelo Pistoletto che celebra uno dei massimi esponenti della pop art e dell’arte povera in Italia. Protagonisti gli immancabili quadri specchianti nei quali Pistoletto analizza il rapporto tra figura e fondo e rappresentano il caposaldo della sua opera, una continua ricerca alla quale l’artista costantemente torna per esaminare, analizzare ed approfondirne il significato, svelandone gli effetti.
OMAGGIO A SCHIFANO
Spaziano dagli anni ’60 agli anni ’90 le opere di Mario Schifano (1934-1998) che la Galleria Bagnai di Firenze presenta fino al 18 aprile per ripercorrere il periodo in cui l’artista più si è confrontato con quelle che erano le avanguardie internazionali, in particolare le manifestazioni della Pop Art, del Nouveau Realisme e della Figuration Narrative, fino al periodo più pittorico e materico degli anni ‘80 e ‘90. La mostra è il secondo appuntamento del ciclo “Orizzonte” (il primo è stato dedicato a Gunther Uecker) organizzato dalla galleria fiorentina per portare all’attenzione del pubblico alcuni tra gli artisti che hanno segnato la storia dell’arte italiana e internazionale degli ultimi decenni. “La produzione multiforme, gigantesca e assai singolare di Mario Schifano va annoverata senza alcun dubbio tra le opere più significative dell’arte italiana del Ventesimo secolo. Essa coniuga la tradizione pittorica italiana per eccellenza con le molteplici esperienze artistiche del Dopoguerra” si legge in un saggio di Lorand Hegyi che accompagna il catalogo.
IL KABUKI DEI TRE SAMURAI
Provocatori, pornografici, choccanti. Oppure sensuali, poetici e disincantati. Nobuyoshi Araki, Yasumasa Morimura e Hiroshi Sugimoto – i tre fotografi nipponici protagonisti della mostra “Il Kabuki dei tre Samurai” fino al 18 aprile alla galleria In Arco di Torino – guidano in un viaggio tra tradizione e contemporaneità. Nobuyoshi Araki tra gli artisti più rappresentativi e prolifici della storia della fotografia, racconta la donna, l’eros e il suo Giappone attraverso scatti che arrivano allo spettatore per affascinarlo e sconvolgerlo allo stesso tempo. Le donne di Araki sono riprese legate con corde, mollemente sdraiate su letti disfatti, lascivamente distese sul pavimento e così raccontano l’eros e la sensualità, la tradizione giapponese fatta di fiori e kimono e la modernità un poco decadente. Morimura si appropria delle icone universali della storia dell’arte, dei mass media e della cultura popolare e reinterpretandole. Impersona Einstein, Marylin, Frida Khalo, Hitler utilizzando un linguaggio maniacale per i dettagli. Le fotografie che compongono le serie di Hiroshi Sugimoto sono immagini mentali, concetti la cui materializzazione è resa possibile grazie a un rigoroso controllo del mezzo fotografico e del processo manuale di stampa, seguito anch’esso personalmente dall’artista.