La corruzione non è un fenomeno isolato che nasce casualmente dalla debolezza dell’etica pubblica dei cittadini o delle imprese, ma rappresenta la normale e costante degenerazione dei sistemi politici a predominante struttura clientelare.
Questo pensa Assonime, l’associazione fra le società italiane per azioni, che rappresenta 440 imprese, le più importanti, comprese le 110 che da sole valgono il 90% delle capitalizzazione di Borsa. Oggi Assonime ha presentato le proprie proposte per il contrasto della corruzione ed è la prima volta che succede, segno che la piena del malaffare ha ormai superato il livello di guardia.
Si parte da un giudizio positivo sulle norme anticorruzione già approvate e su quelle nuove che il Parlamento sta varando ma si fa notare che la deterrenza non sta tanto nella misura della pena quanto nella capacità di perseguire tempestivamente i reati, al termine di un processo rapido, e di dare corretta esecuzione alla sentenza. Dunque corsie preferenziali per questo tipo di processi.
Tra le misure efficaci di contrasto le spa italiane indicano la restituzione delle somme sottratte allo Stato e un intervento adeguato sulla prescrizione.
Assonime è favorevole anche sconti di pena per chi denuncia per primo un fatto corruttivo o collabora con la giustizia, sulla scia di quanto proposto da Luigi Zingales, che qualche giorno fa sul Sole si era spinto più in là suggerendo che ai cosiddetti “denunzianti civici” sia riservata una quote delle somme che essi fanno recuperare allo Stato, come accade in America.
Sugli appalti, Assonime chiede che i controlli siano resi più stringenti non solo in fase di aggiudicazione ma anche di esecuzione, in particolare con riferimento alle varianti. Ma perché tutto ciò possa avvenire, occorre che cessi l’occupazione partitica delle istituzioni e che si affermi una pubblica amministrazione forte, professionale e quindi in grado di resistere a indebite pressioni. (30 mar)