“Sono ecologista e i nomadi sporcano”. Così ha detto ai carabinieri Roberto Costelli, 39 anni, ex paracadutista ora disoccupato che la notte del 22 febbraio nel bergamasco ha sparato cinque colpi di pistola, una Taurus 357, contro le roulotte in cui stavano dormendo due famiglie di rom, uccidendo così nel sonno Roberto Panic, padre di dieci figli.
In casa del parà hanno trovato 13 chili di droga e su Internet una pagina facebook con i consueti insulti a zingari e immigrati.
Ha sparato contro i rom che dormivano forse perché era ubriaco, e in quelle condizioni affiorano e non trovano più ostacoli i pensieri che ti hanno insegnato a coltivare.
Nel dibattito sull’accaduto che l’Eco di Bergamo sta ospitando in questi giorni, la signora Angela sostiene che non può trattarsi di omicidio volontario in quanto chi ha sparato non vedeva il bersaglio e quindi si è trattato tuttalpiù di un’azione dimostrativa. Il signor Dario rimprovera al parà di essere stato ingenuo: ha usato un’arma regolarmente denunciata e ha sparato ad altezza d’uomo, quando sarebbe bastato mirare alle gomme.
Occorre aspettare che intervenga un altro lettore, Giancarlo, per poter leggere finalmente che non si può prendere le parti di uno spacciatore assassino solo perché è nato in provincia di Bergamo e la sua vittima è un rom. Ma che fatica. (30 mar)