E’ “prudenza” la parola d’ordine su crisi economica e possibile ripresa. La usano, in contesti diversi, sia il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, sia quello dell’Istat Giorgio Alleva, chiamati dalle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato per un’audizione sul Documento di Economica e Finanza varato dal Consiglio dei ministri. Una audizione che avrebbe dovuto riguardare anche il presidente del Cnel, Antonio Marzano, che però ha fatto sapere alle Camere di non essere stato in grado di varare un parere vista “la prevista soppressione del Cnel, e la recente legge di stabilità che ne ha sostanzialmente ridotto l’operatività” che, complicano naturalmente la funzionalità e la tempistica dell’istituto”. Segni di difficoltà del sistema, sottolineati anche da Squitieri (“Siamo lieti di essere ospiti del Parlamento perché è il nostro compito principale. Ma siamo pochi, troppo pochi”), che introducono bene il richiamo alla prudenza. “Per il 2015 le previsioni macroeconomiche restano prudenti – spiega per l’appunto il numero uno della Corte dei Conti – fondamentale sarà il contributo atteso dalle esportazioni nette, mentre la ripresa della spesa delle famiglie sarà compensata dalla drastica riduzione della spesa pubblica. C’è ottimismo invece per il quadro macroeconomico tendenziale per il periodo fino al 2019, con una crescita degli investimenti sopra 2%, si profila un quadro di uscita dalla crisi”. Squitieri ammette che “il calo del prezzo del petrolio, l’indebolimento del cambio, le nuove linee guida europee e gli interventi decisi dal Consiglio direttivo della BCE rappresentano fattori particolarmente favorevoli per il nostro paese. Tale combinazione di fattori esterni fa sì che le misure espansive previste con la legge di stabilità si trovino ad operare in un contesto migliore di quello atteso e con aspettative pi ù distese di quelle che hanno prevalso fino alla fine dell’anno passato”. Ad ogni modo “le incertezze che ancora caratterizzano il quadro internazionale e l’efficacia delle misure assunte dalle autorità monetarie consigliano di guardare a questi sviluppi con prudenza”. Per l’Istat invece il pericolo da non sottovalutare è quello “di un apprezzamento del tasso di cambio dell’euro (+1%, a fronte del deprezzamento di circa l’1% ipotizzato nel Def) nel 2016, mantenuto poi costante nel triennio successivo” che “avrebbe un effetto negativo sulle esportazioni e, di riflesso, sul Pil: rispetto allo scenario presentato nel Def, in media d’anno si avrebbe una riduzione di 0,7 punti percentuali dell’export, unito a una riduzione dell’import di minore entità (0,3 punti percentuali), con una minore crescita del Pil di 0,2 punti percentuali”. Alleva rivela poi che “la pressione fiscale si manterrà nel 2015 allo stesso livello del 2014 (43,5%), e aumenta di 6 decimi di punto nel 2016 (circa 10 miliardi di euro). Scende al 44 e al 43,7% negli ultimi due anni della previsione”. (Sis – 21 apr)