Per l’editore Melampo, il cronista politico dell’Ansa Giovanni Innamorati ha dedicato al Parlamento una biografia non autorizzata in cui racconta i passaggi cruciali del ventennio che da Berlusconi ha portato a Renzi. L’ironia della sorte – osserva il cronista – vuole che Renzi abbia fatto, a livello interno ed europeo, quello che la minoranza del Pd ha sempre sostenuto: aumentare il reddito delle famiglie per spingere sulla domanda interna (con gli 80 euro); perseguire politiche espansive, e cambiare le politiche dell’Unione Europea (con il piano di investimenti di Juncker). Due obiettivi sempre sottolineati da uno dei più lucidi dei bersaniani, Stefano Fassina. In questo Renzi ha dunque “scavalcato a sinistra” la sinistra interna del Pd, dopo averlo fatto – lui che nasce democristiano – con il traghettamento del Pd nella famiglia socialista europea.
Renzi – secondo Innamorati – è invece rimasto decisamente a destra dei bersaniani nelle politiche sul mercato del lavoro, tutte incentrate nel creare condizioni favorevoli per le aziende.
D’altra parte, parlando di articolo 18, va ricordato che dopo la legge Treu e la legge Biagi, che avevano ampliato all’inverosimile i contratti atipici aggirando lo Statuto dei lavoratori, il governo Monti con la legge Fornero aveva introdotto il licenziamento individuale per motivi economici, possibili anche senza crisi o conti in rosso. Quella legge, nel 2012, fu votata dagli stessi esponenti della sinistra Pd che all’epoca guidavano il partito con Bersani e con Stefano Fassina responsabile dell’economia. Insomma, l’articolo 18 era già da due anni poco più di un simulacro. Ma la sua difesa – conclude Innamorati – è servita a rinsaldare l’identità lavorista della sinistra Pd, è servita a Susanna Camusso a rintuzzare l’assalto di Maurizio Landini alla segreteria Cgil ed è servita ad Alfano e Sacconi per marcare il profilo di destra delle politiche del governo nel quale siedono.