“Il governo ha mantenuto l’impegno preso coi cittadini, fare dell’Italia un paese in cui il giorno dopo le elezioni si sappia chi ha vinto, e la legge elettorale è il simbolo di un governo che non si limita a predicare le riforme ma le fa sul serio. Abbiamo promesso e abbiamo mantenuto”. Parole e sorriso di Maria Elena Boschi, che davanti a taccuini e telecamere annuncia i titoli di coda della questione legge elettorale. Referendum, presidenza della Repubblica o Consulta a parte, come invece sperano le opposizioni.
OPPOSIZIONI FUORI. L’Italicum è legge dopo oltre un anno e mezza di gestazione, il cui ultimo atto è stato un voto finale a scrutinio segreto cui non hanno partecipato i gruppi di opposizione, ma che ha fatto registrare comunque, oltre a 334 sì, anche 61 no. Da ricercare in parte tra i 29 votanti del Misto, certamente, ma anche tra i dissidenti della minoranza del Pd: sui tre voti di fiducia erano stati in 38 a non votare sì, nel segreto dell’urna invece qualcuno di più. Tra loro sicuramente Marco Meloni, Civati (che lo ha definito ‘un porcellum con le ali’), Fassina, Enzo Lattuca e ovviamente Pierluigi Bersani, per il quale “sessantuno voti contrari mi sembrano un dato politico abbastanza ampio, di cui bisognerà tenere Conto. Ma cosa fatta, capo ha…”.
LA NUOVA LEGGE. La nuova legge elettorale, che non entrerà in vigore prima del 1 luglio 2016 (ma oggi il governo ha dato parere favorevole a un ordine del giorno di Ignazio La Russa, che vincola l’Italicum alle riforme costituzionali), prevede un premio di maggioranza alla lista con oltre il 40% dei voti o a quella che vincesse l’eventuale ballottaggio tra le prime due, un mix tra liste bloccate e preferenze con alternanza di genere, collegi plurinominali, soglia di sbarramento al 3%: una legge che, per Renzi, “ha un grande elemento di chiarezza, per 5 anni ci sarà lo stesso governo, sarà chiaro chi vince, ci sarà un sistema nel quale il nostro paese sarà un punto di riferimento per la stabilità politica, precondizione per l’innovazione economica e culturale”. Non è così per Renato Brunetta e Forza Italia, certi “che il presidente della Repubblica ne sottolineerà l’incostituzionalità, e comunque ci penserà sempre la Corte Costituzionale”, ma anche Sel, Lega e Movimento 5 Stelle. (Sis- 4 mag)