Il termine crisi deriva dal greco Kρίσις (Krisis), il cui significato originario più vero e puro è quello di scelta, discernimento ed elezione. Nel corso dei secoli ha perso la sua accezione positiva ed è stato costretto in quella secondaria e negativa di “fase difficile”. La mostra “Kρίσις _ La forza distintiva dell’arte” a cura di Bruna Bianchina (a Roma 8-10 maggio, all’interno del Dieci Lune Festival dell’Autore 2015, c/o Millepiani Coworking – via Nicolò Odero 13 – Garbatella) con le sue opere vuole far riappropriare alla parola il suo etimo originario: l’arte, attraverso la sua forza distintiva, sentenzia il suo percorso e affronta il difficile periodo che la persona o la cultura oggi vive. L’artista, in quanto autore ossia “colui che crea”, sceglie, tra le percezioni che la realtà gli svela, la propria visione: la critica, la assume in sé e la trasforma in opera d’arte. La mostra è costituita da due racconti fotografici in cui gli artisti affrontano in due modi diversi il tema della scelta: sociale e culturale nel primo, personale e psicologico nel secondo.
I LAVORI Il primo lavoro “Memento” di Federico Strinati è un percorso fotografico votato alla ricerca e alla decontestualizzazione dell’immagine. Gli scatti propongono due spunti di riflessione: il primo è connesso al concetto di perdita di memoria della nostra storia proposto da una visione metaforica della bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale; il secondo, attraverso la documentazione di contesti urbani poco noti, invita l’osservatore a un “secondo sguardo”, apparentemente avulso dal contesto nel quale lo scatto è stato generato, dove, dietro l’apparente assenza di bellezza, è possibile percepire profondissima armonia. Il secondo lavoro “SM” di Egle Picozzi è un progetto fotografico in cui l’artista ripercorre in chiave tragi-comica le fasi della malattia che da circa un anno alterna i suoi stati d’animo e le condizioni fisiche: la Sclerosi Multipla. L’artista crea un teatrino ironico nel quale invita la malattia a giocare con dolcezza, usando il linguaggio della fotografia, come terapia, per imparare a conoscerla ed accoglierla. Soggetto protagonista della scena è la fotografa che si muove in un’inquadratura fissa e ad ogni scatto corrispondono posizioni diverse delle gambe e delle braccia e differenti oggetti di interazione (nastri, mollette) a seconda della fase della malattia rappresentata. Completano l’esposizione le opere di scultura, pittura e fotografia degli artisti, tra cui Nordine Sajot, Giulio Golinelli e Anastasia Kurakina, che hanno interpretato in maniera unica e personale il termine“Kρίσις”.(PO / red – 8 mag)