A ottant’anni non si deve per forza rinunciare a un’idea di domani. E’ il messaggio d’autore che Paolo Sorrentino consegna sul Venerdì di Repubblica all’intervistatrice Paola Zanuttini e agli spettatori del suo acclamatissimo film. Col passato – dice il regista – non si è liberi perché è andato; col presente lo si è poco, ma il futuro, anche se breve, è la più grande prospettiva di libertà che abbiamo.
Non si tratta solo di una licenza poetica.
Sulla rivista neodemos.it è uscito un interessante articolo di Massimo Livi Bacci, decano dei demografi italiani e presidente dell’istituto internazionale di studi della popolazione, che documenta quanto sia spettacolare il fenomeno dell’aumento della longevità.
Nel 1928 il limite era di 65 anni. Nel 1951 era di 76 anni per gli uomini e 78 per le donne. Nel 1990 la durata media della vita era stata calcolata in 85 anni, valore raggiunto dalle donne italiane nel 2013 e da quelle giapponesi nel 2002.
Con modi di vita adeguati e una disponibilità ottima di conoscenze, tecnologie, farmaci e servizi medici, i progressi – scrive Livi Bacci – potrebbero continuare ancora a lungo.
Le proiezioni demografiche delle Nazioni Unite, ad esempio, ipotizzano che la speranza di vita alla nascita in Giappone, il paese più longevo, salirebbe a 89 anni nel 2050 e a 94 nel 2100. Nel prossimo secolo, una speranza di vita di 100 anni (o più) potrebbe essere alla portata di molte popolazioni .
Livi Bacci si chiede se c’è un limite biologico alla durata della vita e affida la risposta alla scienza. Che però è divisa tra chi sostiene che grazie al progresso e a stili di vita impeccabili ce ne andremo sempre più tardi e chi pensa invece, come gli evoluzionisti, che la Natura non abbia interesse a evitare il decadimento, la senescenza e la morte.
(25 mag)