Si è scritto, commentando i risultati delle amministrative spagnole e delle presidenziali polacche, che la marea dell’euroscetticismo continua a montare. Ma è davvero un azzardo mettere insieme il nazionalismo antirusso che ha vinto a Varsavia con la nuova sinistra sociale che ha vinto a Madrid e Barcellona.
Messi uno accanto all’altro, quelli di Duda e di Iglesias sembrano in realtà due pensieri agli antipodi.
Ci sarebbe qualcosa da dire anche sulla santificazione in vita del fenomeno Podemos, il movimento a cui vengono attribuiti numerosi miracoli politici, ultimi quelli di domenica a Madrid e Barcellona.
In realtà né a Madrid né a Barcellona era presente una lista di Podemos, che aveva scelto di non compromettere con un risultato mediocre la propria ascesa in vista delle politiche di novembre. Il movimento aveva dunque deciso di sostenere raggruppamenti unitari della sinistra. Scelta rivelatasi lungimirante, perché per esempio, nel comune di Madrid la lista di sinistra ha vinto con il 32% dei voti mentre quella di Podemos, presente solo alle regionali, ne ha presi all’incirca la metà. Podemos non ha vinto in alcuna delle 13 comunità autonome in cui si è votato: in 9 casi è arrivato terzo, negli altri quarto o quinto. Sempre dietro popolari e socialisti.
Anche il profilo delle donne che governeranno le due città ha poco da spartire con la retorica del nuovismo e dell’antipolitica. A Madrid ha vinto l’ex giudice Manuela Carmena, 71anni, che difese perseguitati e detenuti durante la dittatura di Francisco Franco, militò nel Partito Comunista Spagnolo, che lasciò nel 1981, per poi riavvicinarsi, di recente, alla vita politica. A Barcellona sarà sindaco una quarantenne, Ada Colau, che da anni guida la protesta per il diritto alla casa e contro gli sfratti. Due donne, dunque, decisamente di sinistra. (28 mag)