Da Ventimiglia al Brennero al Carso, gli scafisti di terra nel nord Italia sono molte centinaia, e fanno notizia solo quando li fermano. Residenza, profili e professioni confermano che per trafficare in esseri umani non occorre avere le sembianze dei ribaldi somali o dei faccendieri del sottobosco politico romano.
Otto anni fa, quand’era questore di Bolzano, Piero Innocenti pubblicò un libro dal titolo «Clandestinità, sfruttamento, criminalità», in cui metteva a fuoco il giro d’affari che si sviluppava sulla pelle dei migranti e per cui nel solo 2006 ci furono 200 fermi e 40 arresti lungo il corridoio del Brennero. Nel libro del questore c’era già tutto quello che per cui oggi torniamo a stupirci.
Mafia capitale, da questo punto di vista, ha il sapore di un titolo a forte impatto mediatico per una notizia vecchia, come ha fatto oggi notare il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo, ricordando che fatti analoghi a quelli di Roma sono stati scoperti e perseguiti già da tempo in altre città d’Italia.
Secondo l’accusa, hanno intascato soldi due funzionari della regione Campania che avevano il potere di decidere sulla destinazione dei migranti. Quando non era soldi, erano 37 biglietti per Napoli-Chelsea, valore 5.700 euro. Il tutto in cambio di alcune centinaia di somali. Nel salernitano sono finiti sotto inchiesta un sacerdote della Caritas, due imprenditori, tre organizzazioni no profit. A Napoli sono spuntate in pochi mesi decine di associazioni mai sentite nominare prima. A Milano, negli anni, una pioggia di milioni ha risanato i bilanci di imprese immobiliari in difficoltà. In nome dell’emergenza, sui migranti dunque si sono arricchiti in molti, non solo a Roma e non solo tra i politici. (5 giu)