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Mater, percorsi simbolici
sulla maternità

it@withub.it by it@withub.it
12 Giugno 2015
in Archivio speciali - Mostre
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MATER, PERCORSI SIMBOLICI SULLA MATERNITA’

La mostra “Mater. Percorsi simbolici sulla maternità”, promossa dal Comune di Parma, in programma fino 28 giugno  al Palazzo del Governatore di Parma, esplora l’aspetto sacrale e archetipico della maternità e il suo ruolo fondamentale nella cultura mediterranea attraverso una selezione di capolavori archeologici e artistici (da Rosso Fiorentino, Pinturicchio, Veronese, Moretto, ad Hayez, Casorati, Ernst, Giacometti, fino a Michelangelo Pistoletto e Bill Viola) con opere, provenienti da oltre 70 importanti musei e collezioni italiane, assicurate per circa 100 milioni di euro di valore da Reale Mutua Assicurazioni. Il racconto, creato dai capolavori di ogni epoca sul tema del grande mistero della maternità, è al centro di un’esposizione che, attraverso 170 opere, s’interroga su quanto il valore della procreazione e la responsabilità della crescita abbiano rappresentato e continuino a rappresentare nella vita di ogni essere umano. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso i simboli della maternità, in quel territorio dove il pensiero incontra la tecnica, i colori, il disegno e in cui nulla deve avere limiti creando uno spazio in cui il visitatore possa ritrovare la propria profonda ed esclusiva interpretazione.

 


CHAGALL DA MILANO A BRUXELLES

“Marc Chagall. Una retrospettiva (1908-1985)” è stata la mostra più visitata a Milano nel 2014. Sono state oltre 340.000 le persone che hanno ammirato i capolavori del maestro russo, allestite nelle sale di Palazzo Reale. Ora le 220 opere sono esposte a Bruxelles, ai Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, fino al 28 giugno. La mostra è stata concepita fin dall’inizio da GAmm Giunti, Comune di Milano-Cultura e Palazzo Reale come un grande evento che potesse trovare l’interesse di un partner internazionale di equivalente livello, in grado di collaborare per la sua realizzazione in una seconda sede. Come a Milano, in nuovo allestimento, la mostra presenta 220 opere provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali del mondo per ripercorrere l’intera carriera di Marc Chagall, dai primi dipinti nel 1908, fino alle ultime opere monumentali degli anni ottanta.


OREFICERIA SACRA IN VATICANO

La mostra “Sculture Preziose”, fino al 30 giugno a Roma, nel Braccio di Carlo Magno dei Musei vaticani, propone una rassegna di sculture in materiali preziosi (argento, bronzo, rame dorato) raffiguranti busti, teste, piccole statue, prevalentemente impiegati come reliquiari, oltre a croci, vasi sacri e suppellettili la cui decorazione privilegi il rilievo e la microscultura figurativa. Finalità dell’evento è di presentare opere custodite nelle sacrestie o conservate nelle raccolte diocesane, e dunque in gran parte sconosciute, al fine di rendere note secolari testimonianze di fede e straordinari capolavori di grandi artefici per la munificenza di committenti religiosi e laici. Le opere sono appartenenti in prevalenza alle diocesi laziali, oltre che alle Abbazie di Casamari e di Montecassino, ad alcuni istituti religiosi, ad alcuni Comuni e al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Le opere scelte coprono un arco temporale che va dal XIV al XVIII secolo, fornendo una campionatura significativa sia di quanto realizzato nell’ambito delle ‘arti preziose’ locali – dal tardo-medioevo al tardo-barocco – sia nell’ambito del patrimonio costituito dalle opere giunte da culture artistiche diverse. (red)


LE PASSIONI DI PICASSO

In mostra più di 200 opere tra vasi, piatti, brocche, mattonelle dipinte, importanti opere su carta e alcuni oli tra cui uno appartenuto a Dora Maar ed esposto per la prima volta in Italia in questa occasione, dal titolo Figura de mujer inspirada en la guerra de Espana. La mostra “Picasso e le sue passioni” fino al 28 giugno al Castello Ursino di Catania, il maniero realizzato da Federico II di Svevia, oggi sede del Museo Civico, illustra, nei suoi contenuti più autentici, i temi e le passioni che hanno dato vita alla creatività di Picasso e ne hanno influenzato la vicenda umana e quella artistica. Il teatro e il circo, la tauromachia, le donne e la politica sono state per tutta la sua carriera argomenti di ricerca portante nella sua complessa cifra stilistica. In mostra spicca Tete de femme, l’ultimo – e forse il più completo – di una sequenza di quattro ritratti realizzati tutti nello stesso giorno, il 3 giugno del 1943, quasi una sorta di addio a Dora Maar, immediatamente prima che l’artista incontrasse la sua prossima conquista e novella musa, la giovanissima Francoise Gilot. (red)

 

NELLO STUDIOLO DEL DUCA DI URBINO

Dopo quasi quattrocento anni, uno dei luoghi più emblematici, una delle testimonianze più rare e preziose del Rinascimento italiano, lo Studiolo di Federico di Montefeltro nel Palazzo Ducale di Urbino, viene ricomposto. Una mostra mai realizzata prima d’ora permette – fino al 4 luglio presso la Galleria Nazionale delle Marche – di restituire al pubblico lo Studiolo del Duca nella sua veste originaria, precedente cioè allo smembramento seicentesco dei dipinti, che completavano la decorazione di questo microcosmo intellettuale tanto denso di significati e messaggi, con la raffigurazione dei cosiddetti Uomini illustri: filosofi, poeti, scienziati, uomini di ingegno, dottori della Chiesa del lontano passato o contemporanei, chiamati a raccolta dal Duca per ispirarlo e guidarlo. Una ricostruzione affascinante e complessa che rivela prima di tutto un tratto della storia di Urbino e un capitolo fondamentale del nostro Rinascimento, ma che ci ricorda anche come 14 dei 28 personaggi rappresentati in questo ambiente privatissimo – e nel contempo fortemente rappresentativo – siano finiti al Museo del Louvre a Parigi, dopo la “razzia” attuata nel 1633 dal Cardinale Antonio Barberini, le complicate divisioni ereditarie, il passaggio nella collezione del Cardinale Fesch zio di Napoleone e poi in quella del marchese Campana, la sua bancarotta e, infine, l’acquisto dei 14 dipinti da parte di Napoleone III. Un evento che rievoca il clima intellettuale del tempo e le ambizioni di Federico di Montefeltro – lui che più di ogni altro ha rappresentato il mito rinascimentale della virtù militare unita alla sapienza – e che giungendo a conclusione di articolate indagini e studi sui dipinti, potrà forse contribuire a far luce sugli artisti coinvolti nell’impresa e sui complessi riferimenti culturali.

 

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