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Anticorruzione, Farnesina: best practice per partner stranieri

it@withub.it by it@withub.it
13 Luglio 2015
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Dall’ emergenza alle best practice. Dal problema alla soluzione. Piagata ormai da qualche decennio dalla corruzione, l’ Italia è stata spinta recentemente a “impegnarsi in una lotta senza quartiere” per sconfiggerla “come sottolineato più volte anche dal premier Matteo Renzi, anche con strumenti innovativi di best practice che ci ha riconosciuto anche l’ Ocse” . Ed è per questo che il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, insieme al presidente dell’ Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, hanno incontrato questa mattina i rappresentati dei corpi diplomatici di circa un centinaio di Paesi, invitati alla Farnesina proprio per studiare il ‘ caso Italia’. Che consta da un parte della nuova esperienza dell’ Anac, dall’ altra di una lunga serie di collaborazioni e partenariati internazionali contro la corruzione che il Maeci sta portando avanti ormai da qualche anno. E ovviamente anche dalla stessa “stretta e proficua collaborazione con Anac – spiega Della Vedova -. E’ un piacere che il tema abbia suscitato l’ interesse delle diplomazie, perché il primo complice della corruzione è l’ indifferenza: il salto di qualità italiano è stato affrontare il tema a viso aperto e lottare sulla base di trasparenza e coinvolgimento dell’ opinione pubblica”. Della Vedova e Cantone hanno ricordato agli ambasciatori presenti che “la corruzione occupa spazi fruibili e altera libera concorrenza, i canali in cui opera sono molteplici, è in primo luogo un disincentivo agli investimenti dall’ estero, una tassa occulta che distorce i mercati, il motore che spinge alla fuga molti cervelli” e che ha anche “riflessi politici, perché frustra la meritocrazia e innesca il pericolo di trovarsi di fronte a una massa disillusa”.

 

E’ per questo che il ministero degli Esteri segue direttamente molte attività dell’ Italia in materia di anti-corruzione all’ interno dei forum multilaterali e attraverso collaborazioni sul terreno in alcuni Paesi: da segnalare innanzitutto il Gruppo di lavoro anti-corruzione dell’ Ocse (che ha portato alla firma del memorandum di collaborazione tra Anac e Ocse, che ha trasformato lo scandalo su alcuni appalti di Expo in un sistema di vigilanza sulle grandi opere che oggi è una best practice valorizzata dall’ Ocse). Il sostegno alle politiche di “good governance” e di trasparenza del settore pubblico è anche al centro della Deauville Partnership G7/G8 con i Paesi arabi in transizione, scaturita nel 2011 dalle cosiddette “primavere arabe”; E’ stata inoltre lanciata l’ iniziativa Connex, finalizzata ad aiutare i PVS ricchi di risorse a realizzare contratti efficaci e trasparenti. Partecipiamo ai lavori del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale/Financial Action Task Force (Gafi/Fatf), che promuove l’ attuazione della normativa internazionale in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo e al riciclaggio di denaro sporco. Infine, stiamo proponendo al Sica, ai Paesi centroamericani ed al Messico, attraverso seminari ed appositi programmi formativi, l’ esperienza ed i metodi italiani nel contrasto alla criminalità organizzata.

Anche Cantone ha spiegato che “finalmente si è assunta la consapevolezza di quanto la corruzione sia un danno per ogni democrazia e per l’ attività economica: non a caso i paesi in cui è più alto il tasso di corruzione percepita sono anche quelli in cui è basso il tasso di investimenti”. D’ altronde, l’ esperienza italiana insegna che “dove il livello di corruzione è particolarmente elevato la lotta si fa più forte e l’ approccio nuovo e diverso che abbiamo avuto ha fatto tesoro degli errori fatti dopo gli anni novanta”. Repressione, prevenzione ed educazione sono i pilastri della lotta alla corruzione, ha spiegato il presidente Anac agli ambasciatori: “In Italia ci sono sempre state importanti indagini, da Mani Pulite ai recenti fatti di grosso impatto come Mose, Expo e Mafia Capitale. È stato reintrodotto il reato di falso in bilancio, quello di autoriciclaggio e sul voto di scambio, esiste un sistema premiante per chi collabora: c’è la capacità degli apparati di intervenire”. Per quanto riguarda la prevenzione “l’ anticorruzione sta provando a inserire nel sistema una serie di anticorpi per far sì che il fenomeno non si verifichi: si è imposto l’ obbligo di desginare un responsabile per ogni settore della pubblica amministrazione, di prevedere piani di azione e criticità, una rotazione degli incarichi di prestigio”. Infine, l’ educazione: “L’ Italia si è dotata di un sistema di trasparenza all’ avanguardia, ogni amministrazione deve avere una sezione sul sito che indica tutti i dati (stipendi, fatturati, ecc) così da creare un sistema di controllo diffuso per tutti i cittadini”. Ovvio poi che “il sistema degli appalti quello a maggior rischio corruttivo: per questo l’ Anac ha la possibilità di chiedere tutti gli atti anche in progress per verificare che le procedure siano corrette”.

(13 lug – Sis)

 

 

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