LUCCA: PICASSO VISTO DA DUNCAN
Il primo incontro tra David Douglas Duncan e Picasso avviene grazie all’intervento di Robert Capa, amico e collega del primo. Duncan ricorda: “Fu nel 1957. Mi recai a La Californie, l’enorme casa-laboratorio di Picasso vicino a Cannes. Mi presentai dicendo che ero amico di Capa e che desideravo salutare il maestro. Venni ricevuto dalla moglie Jaqueline Roque, tutta vestita di nero, dalla testa ai piedi. Rimasi sorpreso per quanto fosse piccola. Mi prese per mano e mi condusse al piano di sopra, dove c’era lui, nudo dentro la vasca da bagno. Gli chiesi il permesso di fotografarlo e lui acconsentì. Quella fu la prima volta”. A quegli scatti ne sono seguiti molti altri, nei 17 anni di una amicizia intensa e duratura, interrotta solo, nel 1973, dalla morte dell’artista. Quello che raccontano le fotografie di Duncan, nella mostra “This is Picasso”, allestita fino al 12 settembre al Park Hotel Villa Ariston del Lido di Camaiore, è un Picasso sempre privato: a volte al lavoro, nel suo studio o nel grande giardino; sorridente e rilassato, spesso vestito solo con i celebri calzoncini taglia XXL. Sono scene che conservano la memoria di momenti intimi e familiari di Picasso insieme alla moglie Jacqueline, ai figli Paloma e Claude, con gli amici o l’inseparabile teckel Lump, quasi sempre circondato dalle sue opere d’arte. La mostra nasce dalla donazione che il grande fotografo ha fatto, nel settembre dello scorso anno, al Comune di Camaiore, la cittadina della Versilia dove la prima moglie del fotografo, oggi quasi centenario, ha vissuto fino alla morte.
MILANO: LA FORZA DELLA PITTURA CINESE
“Jing Shen” vuol dire “consapevolezza del gesto”, ma anche “forza interiore”. Si riferisce al momento che nella pittura classica – anche di matrice buddista e taoista – precede l’atto pittorico. E’ l’apice del lavoro preparatorio che viene prima di affrontare la produzione di un’immagine. “La mostra “Jing Shen. L’atto della pittura nella Cina contemporanea” analizza l’emergere di temi e modi tipici dell’arte classica cinese nel lavoro di 20 artisti di tre diverse generazioni. Fino al 6 settembre, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, parte di Expo in Città, l’esposizione va oltre l’interpretazione che vorrebbe l’arte contemporanea cinese come riflesso della sua controparte – e origine – occidentale. Jing Shen argomenta che l’arte classica cinese contiene già gli ingredienti e i nutrienti di pensieri, attitudini e forme che costituiscono la ricchezza dell’arte Una pittura “attiva”, che ha il suo mezzo originale nella liquidità dell’inchiostro e nella calligrafia, le cui tracce affiorano nei modi più diversi nella selezione delle opere in mostra. Jing Shen vuole anche suggerire quanto l’arte e le avanguardie occidentali del secondo dopoguerra siano state influenzate da questa cultura artistica, dalla pittura a inchiostro e dalla calligrafia, e dalle filosofie a queste sottese. E vuole pensare all’arte nel suo insieme come al risultato di uno scambio e di influenze continue attraverso il tempo e lo spazio, dove i canoni interpretativi non possono che essere erranti, adattabili e temporanei.
ROMA: I BELGI, BARBARI E POETI
Fino al 13 settembre il Macro – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita “I Belgi. Barbari e poeti”, una mostra che espone opere dei maggiori artisti belgi del XX secolo e del XXI secolo, delineando una panoramica sull’arte e la cultura belga del periodo, sulle sue molteplici declinazioni e sul suo carattere iconoclasta, ironico e poetico. Il titolo della mostra è ispirato al passo del De Bello Gallico di Giulio Cesare “Horum omnium fortissimi sunt Belgae” (Di tutti, i Belgi sono i più coraggiosi), per sottolineare l’antico legame tra il Belgio e Roma e il carattere intrepido e selvaggio, libero da convenzioni e categorizzazioni, che fa parte integrante dell’anima e della cultura belga. Attraverso le opere di artisti che hanno segnato l’arte belga del XX secolo come James Ensor, René Magritte, Paul Delvaux, Marcel Broodthaers, Constant Permeke, ma anche tramite i lavori di contemporanei tra cui Panamarenko, Messieurs Delmotte, Jan Fabre, Pascal Bernier, la mostra mette in evidenza la continuità di questa tradizione barbara e poetica. Dopo Roma, dal 2 ottobre, la mostra sarà ospitata a Bruxelles presso l’Espace Vanderborght.
(red)
MILANO: BORLOTTI, SCULTORE “TENERO”
“Scultore di bambini Timo Bortolotti: capace di catturare la beatitudine di un neonato che dorme e lo stupore di un bimbetto di pochi anni, la risata dell’infanzia e la grazia dell’adolescenza, un figlio abbracciato dall’amore di una madre e la tenerezza di due fratellini. Ma scultore anche di monumenti nel senso etimologico del termine: da ‘monere’, cioè ammonire, insegnare, ricordare, che è proprio il contrario della retorica”. Così la curatrice Elena Pontiggia descrive la personalità artistica dell’autore bresciano che ha saputo misurarsi sia con la scultura celebrativa pubblica civile e religiosa sia con opere di piccola dimensione che raffigurano soprattutto bambini, tema principale su cui si sofferma la mostra “Timo Borlotti. La tenerezza della scultura” che il Fondo Ambiente Italiano ospita fino al 6 settembre a Villa Necchi Campiglio, bene della Fondazione nel cuore di Milano., dedicata interamente al lavoro scultoreo del grande artista, autore di monumenti bronzei e marmorei del Novecento lombardo, che trova la sua massima espressione nel linearismo purista del Neoclassicismo.
TORINO: PATELLANI, IL PRIMO FOTOGIORNALISTA
A Torino Palazzo Madama celebra l’opera del fotografo Federico Patellani (Monza 1911 – Milano 1977), primo fotogiornalista italiano e uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, la cui produzione – realizzata nella quasi totalità per i giornali. Da questo ricchissimo materiale sono state selezionate circa 90 fotografie in bianco e nero, esposte fino al 13 settembre, individuando le immagini che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio. Patellani riunisce in sé la figura di giornalista e di fotografo, figura che lui stesso definì in un articolo apparso su “Fotografia” nel 1943 giornalista nuova formula, ovvero un giornalista che, forte della lezione del cinema, riesce a catturare immagini “viventi, attuali, palpitanti”, cogliendo il movimento e il sensazionale. Cresciuto alla scuola del cinema (già nel 1941 aveva lavorato con Mario Soldati per il film Piccolo Mondo Antico), Patellani è amico di Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis, Alberto Lattuada e con loro stabilisce un sodalizio professionale che lo rende testimone privilegiato sul set di molti film girati in Italia. Ritrae così tutti i più importanti attori e registi, da Totò a Sofia Loren, da Ingrid Bergman a Gina Lollobrigida, da Silvana Mangano a Elsa Martinelli, da Anna Magnani a Giulietta Masina, da Fellini e Visconti a De Sica. Parallelamente frequenta artisti e letterati, salotti mondani e studi di pittori (Thomas Mann, Carlo Carrà, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Ardengo Soffici, Filippo de Pisis). Le sue fotografie sono ancora oggi incredibilmente attuali perché prive di retorica-
ROMA: NELLA LUCE DI DAVID LACHAPELLE
Al Palazzo delle Esposizioni dI Roma torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Fino al 13 settembre sono infatti esposte circa 150 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e molte di grande formato. Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, il fotografo di moda ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Così ha voltato le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico. La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge”, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.