Dalla manna al vino cotto, dal grano saragolla a quello monococco: tornano gli antenati del Made in Italy, i cibi più antichi dalla preistoria alla Bibbia fino agli Egizi e all’Impero romano. Coldiretti ha inaugurato la prima esposizione dedicata ai prodotti salvati nei secoli dagli agricoltori italiani nel suo Padiglione all’Expo di Milano.
LA MANNA deve la sua fama universale all’episodio riportato nella Bibbia degli Ebrei guidati da Mosè che erravano attraverso il deserto del Sinai, piegati dagli stenti e dalla fame, che ricevevano da Dio questi fiocchi bianchi e dolci dal gusto di miele. A salvarla dall’estinzione sono stati gli agricoltori siciliani, che la estraggono dal frassino per utilizzarla come dolcificante per i diabetici, nelle cure dimagranti e nelle terapie disintossicanti.
IL VINO COTTO – Viene, invece, dall’antica Roma il vino cotto bevanda marchigiana prodotta facendo bollire il mosto di uve bianche o rosse in caldaie di rame e lasciata quindi a fermentare e riposare in botti di legno per anni. I patrizi e gli imperatori romani concludevano i loro succulenti banchetti con calici di cotto proveniente dalle campagne picene, tanto che Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., ne descrive il metodo di preparazione e la considera tra le bevande più ricercate d’ Italia.
IL GRANO MONOCOCCO – Risale addirittura a 23 mila anni fa il grano monococco (Triticum monococcum), la specie geneticamente più semplice ed antica di grano coltivato, originario della zona centro-settentrionale della Turchia. Anche l’ esame della famosa mummia di Similaun (3350-3310 a.C.) ha accertato la presenza del grano monococco a base della dieta nell’ età del rame. La coltivazione di questo cereale scompare però alla fine dell’ età del Bronzo (1000-900 a.C.), ma in Lombardia alcuni agricoltori hanno deciso di recuperarla, valorizzandone le caratteristiche dietetico-nutrizionali, grazie all’ ottima composizione della sua farina, al basso livello di glutine ed al limitato impatto ambientale della sua produzione.
IL GRANO SARAGOLLA E I MUSCARI – Dalle Piramidi deriva, invece, il grano saragolla, conosciuto anche come Grano degli Egizi o del Faraone, che oggi si coltiva in Abruzzo dove fu introdotto nel 400 d.C. Quasi abbandonata con l’avvio delle importazioni di grano dall’estero, la coltivazione del saragolla è stata salvata dai piccoli agricoltori della zona collinare del basso Adriatico. I Muscari, oggi conosciuti come lampascioni, – prosegue la Coldiretti – erano particolarmente amati dai Romani che nei pranzi nuziali erano soliti offrirli come cibo augurale per la fecondità degli sposi. Ricercati fin dall’antichità sia per le proprietà benefiche per stomaco e intestino, sia per i loro presunti effetti afrodisiaci, ebbero un posto di rilievo nei trattati di medicina nonché nelle diete proposte dai più famosi personaggi dell’antichità come Galeno, Plinio il Vecchio, Pedanio e persino da Ovidio. La loro coltivazione è stata recuperata in Basilicata.
L’IDROMELE – Anche l’idromele, bevanda a base di miele era molto noto nell’antichità come “la bevanda degli dei” che Omero chiamava ambrosia. Secondo alcuni si tratta addirittura della bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra. Era tradizione, in molte parti d’ Europa, che alle coppie appena sposate fosse regalato idromele sufficiente per la durata di una luna, un periodo di tempo di quasi un mese. Il termine “luna di miele” deriva proprio dal fatto che per la durata di una luna la coppia godeva del consumo di questa deliziosa bevanda. (Red – 24 set)