L’introduzione del reato di omicidio stradale nell’ordinamento penale italiano da oggi è più vicino. Con il voto contrario solamente dei deputati di Sel (le altre opposizioni si sono astenute) il disegno di legge apposito supera anche lo step della Camera (a giugno era passato al Senato) e ora torna a Palazzo Madama.
LE MISURE. Il nuovo testo prevede la reclusione da otto a dodici anni per chi, ponendosi alla guida di un veicolo in stato di ebbrezza alcolica o alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti, causa per colpa la morte di una persona. La pena è aumentata fino a un massimo di diciotto anni in caso di morte di più persone, ed è prevista un’aggravante se il conducente si dà alla fuga. Prevista inoltre la reclusione da due a quattro anni per il reato di lesioni personali stradali., l’esecuzione coattiva degli accertamenti se la persona si rifiuta di sottoporvisi e l’arresto obbligatorio in flagranza in caso di omicidio stradale.
L’ITER. L’obiettivo è adesso arrivare all’approvazione finale entro la fine dell’anno: “A dicembre sarà legge – spiega il viceministro dei trasporti Riccardo Nencini – A fronte del dimezzamento dei morti sulle strade italiane, sta crescendo il numero dei morti provocati da chi guida sotto l’effetto di alcool e di stupefacenti. Si calcola una percentuale di oltre il 25% per cento. E’ la ragione che ci ha indotto arendere le norme più gravi e più giuste”. La Camera ha apportato al testo modifiche importanti, secondo Nencini, a partire dall’arresto obbligatorio fino al ripristino delle fattispecie riguardanti passaggio con semaforo rosso, guida contromano, inversione di marcia passando per l’inasprimento della pena per chi viaggia senza patente e senza assicurazione. Soddisfatto anche il capogruppo Pd Ettore Rosato, per il quale “ogni settimana, in Italia, 12 persone perdono la loro vita per mano di un pirata della strada. Vite spezzate e auto fuggite: numeri che stanno diminuendo ma rimangono un allarme sociale. Non solo per farne questione di giustizia, ma anche di sicurezza. C’era un allarme sociale e questo ddl è un deterrente”. (Sis – 28 ott)