Nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente. Nel quinquennio 2009-2013, il calo è stato in media di oltre 10mila matrimoni all’anno. Nel complesso, dal 2008 al 2014 i matrimoni sono diminuiti di circa 57.000 unità. E’ quanto emerge dal report su matrimoni, separazioni e divorzi nel 2014 dell’Istat. In Italia dagli anni ’70 è in atto una tendenza alla diminuzione della nuzialità. La recente fase si caratterizza, tuttavia, per un’importante accelerazione del ritmo della riduzione, con una media annua del periodo 2008-2014 di -3,8% matrimoni rispetto al -1,4% tra il 2002 e il 2008. Il forte calo dei matrimoni osservato a partire dal 2008 è generalizzato sul territorio, ad eccezione dell’aumento registrato a Bolzano. Sono ravvisabili, tuttavia, alcune specificità, come un calo più forte in Sardegna (-5,7%), in Umbria e nelle Marche (-4,9%).
LE CAUSE DELLA DIMINUZIONE – La diminuzione dei matrimoni è in larga parte attribuibile alla progressiva contrazione del numero dei primi matrimoni. A partire dal 2008 questo fenomeno si è ulteriormente accentuato: le nozze tra celibi e nubili sono passate da 212.476 nel 2008 a 159.127 nel 2014. La maggior parte dei primi matrimoni (89,7%) si riferisce a celebrazioni in cui entrambi gli sposi sono cittadini italiani, ed è proprio questa la tipologia in forte flessione, da 185.749 nozze del 2008 a 142.754 nel 2014 (oltre 40mila in meno). Questa differenza spiega da sola il 76% della diminuzione osservata a livello nazionale per il totale dei matrimoni nel periodo 2008-2014.
LE UNIONI DI FATTO – Ad articolare i percorsi familiari è in particolare la diffusione delle unioni libere, che in alcuni casi rappresentano una fase di preludio al matrimonio, ma che possono anche ricoprire un ruolo ad esso del tutto alternativo. Le unioni di fatto sono più che raddoppiate dal 2008, superando il milione nel 2013-2014. In particolare, le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili arrivano a 641mila nel 2013-2014 e sono la componente che fa registrare gli incrementi più sostenuti, essendo cresciute quasi 10 volte rispetto al 1993-1994. I dati sulla natalità confermano che le libere unioni sono una modalità sempre più diffusa di formazione della famiglia: oltre un nato su quattro nel 2014 ha genitori non coniugati.
SPOSI PIÙ “MATURI” – La propensione al primo matrimonio per le età più giovani è in calo anche per effetto del rinvio delle prime nozze ad età più mature . Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno in media 34 anni e le spose 31 (entrambi un anno in più rispetto al 2008). E’ quanto emerge dal report su matrimoni, separazioni e divorzi nel 2014 dell’Istat. L’innalzamento dell’età media al primo matrimonio è da mettere in relazione con la significativa posticipazione degli eventi caratterizzanti il processo di transizione allo stato adulto. In particolare la sempre più prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine sposta in avanti il calendario della prima unione. Nel 2013-2014, vivono nella famiglia di origine il 78,6% dei maschi 18-30enni (oltre 3 milioni e 200mila) e il 68,4% delle loro coetanee (oltre 2 milioni e 700mila) . Particolarmente esplicativo è il caso delle giovani donne: rispetto al 2008 quelle che non hanno ancora lasciato la famiglia di origine sono aumentate di circa 48mila unità e nel contempo sono diminuite di circa 41mila le spose alle prime nozze tra 18 e 30 anni. (Red – 12 nov)