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Lugano: omaggio
alla pittura analitica
italiana

it@withub.it by it@withub.it
4 Dicembre 2015
in Archivio speciali - Mostre
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LUGANO: OMAGGIO ALLA PITTURA ANALITICA ITALIANA

E’ Lugano ad ospitare la prima mostra della Pittura Analitica in Svizzera. Sebbene il movimento italiano, sin dagli anni Settanta, abbia avuto una serie di riconoscimenti in molti paesi europei tra cui Germania, Francia, Inghilterra e Olanda, mai prima d’ora si era avuta l’opportunità di una rassegna organica in Svizzera. La relazione degli italiani con gli artisti svizzeri, tuttavia, è sempre stata molto intensa e tra questi vanno citati almeno Olivier Mosset e Niele Toroni fondatori nel 1966, insieme a Daniel Buren e Michel Parmentier, del gruppo BMPT. La mostra che si tiene fino al 12 gennaio alla Primae Noctis Art Gallery di Lugano è quindi importante per analizzare una delle esperienze più significative del dopoguerra e tutto ciò mentre la Pittura Analitica sta attraversando una fase di riscoperta. Tornano così in scena gli anni ’70 con una rigorosa selezione di opere realizzate dai protagonisti del movimento, in particolare Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. Una rivoluzione silenziosa quella compiuta dagli analitici per riappropriarsi di un linguaggio e sviluppare una rinnovata creatività dove il manufatto recupera un proprio ruolo, così come il processo operativo.

 

NAPOLI: CAPOLAVORI DALLE COLLEZIONI COMUNALI

Oltre cinquanta capolavori – tra dipinti, sculture e oggetti di tradizione popolare – sono i protagonisti della mostra “I Capolavori della Città Metropolitana di Napoli” che, fino al 7 gennaio, si divide tra due importanti sedi napoletane: Palazzo Matteotti e la Reggia di Portici. L’esposizione si svolge nell’ambito di “illuminiamo i monumenti dentro e fuori”. A Palazzo di Piazza Matteotti, evidenziando l’importanza dell’edificio con la sua architettura razionalista, l’itinerario presenta sculture e dipinti che illustrano la storia dell’istituzione della Provincia di Napoli dall’età postunitaria ad oggi, con alcune opere emblematiche come l’acquerello del Cavallo sfrenato, commissionato nel 1876 dal duca di San Donato a Filippo Palizzi e il Ricordo del II Congresso Provinciale del 1905 dipinto su pergamena di Alfredo Girosi. Il secondo corpus di opere è esposto alla Reggia di Portici. Oltre ai lavori che testimoniano un legame storico con le collezioni presenti nel palazzo -i due importanti dipinti di Alexander Dunouy, Veduta del Campo di Piale e Veduta di Messina-, è possibile ammirare altri capolavori della pittura, come La Sanfelice condotta al patibolo di Giuseppe Boschetto, Il tatuaggio di Vincenzo Migliaro, La pace domestica di Giuseppe Sciuti, Napoli da Mergellina di Federico Cortese, In villa di Marco De Gregorio, Ritratto di Garibaldi di Saverio Altamura e molti altri ancora. La mostra comprende, inoltre, una selezione della nuova raccolta di pupi, acquisita in anni più recenti. 

MILANO: RUBENS COME “REGALO” DI NATALE

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento natalizio con l’arte a Palazzo Marino, a Milano, le cui porte si aprono fino al 10 gennaio per ammirare uno dei maestosi capolavori di Pietro Paolo Rubens, una grande pala d’altare che raffigura l’Adorazione dei pastori, riscoperta come opera del pittore fiammingo nel 1927 dal grande storico dell’arte Roberto Longhi, folgorato dalla sua visione nella Chiesa di San Filippo Neri a Fermo e oggi conservata nella Pinacoteca Civica della città marchigiana. Un dipinto grandioso che raccoglie la summa poetica di Rubens e che anticipa la nascita del Barocco. Una occasione preziosa per celebrare le festività natalizie ammirando uno dei capolavori del maestro, e per ripensare ai legami di Milano con le Epifanie cristologiche. Una grande opera proveniente da una piccola ma importante città, Fermo, a testimonianza delle innumerevoli eccellenze artistiche disseminate nel nostro Paese e molto spesso nelle località meno frequentate. Patrocinata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e promossa da Comune di Milano, Intesa Sanpaolo e con il sostegno di la Rinascente, l’iniziativa, organizzata anche quest’anno con la regia di Palazzo Reale, è realizzata insieme alla Città di Fermo, in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala e organizzata in collaborazione con Civita.

 

MILANO: MITO E NATURA

La mostra “Mito e natura. Dalla Grecia a Pompei”, a Palazzo Reale di Milano fino 10 gennaio, presenta, attraverso più di 200 opere greci, magnogreci e romani, un aspetto poco noto del mondo classico: la rappresentazione della natura nei suoi vari aspetti e l’azione dell’uomo sulla realtà naturale e sull’ambiente nel mondo antico. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Milano, insieme all’Università di Milano, l’Università di Salerno, il Museo Archeologico di Napoli e la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia – presenta vasi dipinti, terrecotte votive, statue, affreschi e oggetti di lusso come argenterie e monili aurei. Tra i tanti reperti spiccano un vaso della fine del VIII secolo a.C. dal Museo di Ischia decorato con una famosa scena di naufragio, l’eccezionale lastra funeraria del Tuffatore dal Museo di Paestum, la statua di Trittolemo dal Museo di Santa Maria Capua Vetere, le lastre votive (pinakes) di Locri che rappresentano magnifiche raffigurazioni delle divinità della vite e del grano e il celebratissimo “Vaso blu” (I sec. d.C.) da Pompei ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un prezioso reperto lavorato nella stupefacente tecnica del vetro-cammeo, con scene di amorini vendemmianti in bianco su fondo blu. L’opera, ottenuta eccezionalmente per l’esposizione, ritornerà a Napoli dotata di una nuova vetrina antisismica e antisfondamento grazie al supporto di Fondazione Bracco. Molti anche gli affreschi notissimi o meno noti (molti restaurati per l’occasione) che, assieme ad alcune celebri pitture con scene di ville e paesaggi marini, documentano il tono lussuoso delle dimore campane romane. Tra questi, straordinariamente ben conservati, sono gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro da Pompei. Alcuni esemplari di semi, di frutti e di pani da Ercolano e Pompei riportano alla realtà alimentare di età romana con un sorprendente gioco di specchi fra la natura dipinta ed i suoi modelli reali. Allestito un giardino, a cura degli architetti Marco Bay e Filippo Pizzoni, che rievoca il viridario delle case romane e in cui trovano dimora piante in uso duemila anni fa. 

 

BRESCIA: LA CITTA’ SI RISCOPRE BRIXIA

Nel 295 a.C., a Sentino, nel cuore delle Marche, l’esercito di Roma e dei suoi alleati sconfiggeva la coalizione guidata da Sanniti e Galli Senoni. Con quella vittoria Roma affermava il suo dominio incontrastato sulla penisola e si apriva la strada per la valle Padana. In pochi anni avrebbe sottomesso il territorio senone e fondato la colonia latina di Rimini, e nei due secoli successivi avrebbe prima conquistato e poi gradualmente inserito nel sistema politico romano tutta l’Italia settentrionale, in un processo conclusosi nel 49 a.C. con la concessione della cittadinanza. La mostra “Brixia. Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.”, fino al 17 gennaio a Brescia, al Museo di Santa Giulia, espone quasi 500 reperti. Prolungando l’esposizione con la visita al Parco Archeologico di Brescia, il più importante, esteso e conservato della Gallia Cisalpina (cioè del nord Italia). Inoltre la Brixia che si erge intorno al celebre Capitolium, nel cuore della moderna città, svelerà due ulteriori gemme: la Quarta Aula del tempio Repubblicano, eretto due secoli prima dell’attuale con i raffinati affreschi parietali appena restaurati, e il grande Teatro Romano di Età Imperiale. In un percorso che va dal Capitolium, ora integralmente visitabile, al Teatro, a Santa Giulia, dove sono conservate le spettacolari Domus dell’Ortaglia insieme a sontuosi mosaici e ai grandi bronzi, prima fra tutte la celebre Vittoria Alata, nascosti e rinvenuti proprio nell’area archeologica e sacra della città. Sfuggiti dalle invasioni barbariche per arrivare sino a noi. Un tesoro di statuaria bronzea unico al mondo.

 

FIRENZE: TOSCANA ‘900 DA ROSAI A BURRI

Fino al 10 gennaio 2016, il Museo Annigoni di Villa Bardini, aFirenze, ospita la mostra “Toscana ‘900 Da Rosai a Burri. Percorsi inediti tra le collezioni fiorentine”. L’esposizione intende riportare l’attenzione su alcune delle realtà cittadine che accolgono e tutelano collezioni del ‘900 normalmente non esposte e accessibili al pubblico. Presenze “silenziose” e inattese che contemplano, tra le altre, opere di Balla, De Chirico, Donghi, Severini e Rosai, ma anche Pascali, Fontana e Castellani. Esposta, in particolare, la raccolta di origine bancaria del Monte dei Paschi di Siena, che ospita nelle proprie sedi – soprattutto tra Firenze e Siena – fondi oro e dipinti dei maggiori rappresentanti dell’arte senese dal XIV al XIX secolo, ma anche un vasto nucleo di dipinti novecenteschi, arricchitosi soprattutto in seguito all’incorporazione della collezione di Banca Toscana. Di tutt’altra origine e provenienza la vasta collezione di edizioni d’arte e libri d’artista della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: formatosi grazie alla passione collezionistica di un provato, Loriano Bertini, in ragione della sua importanza e ampiezza è stata acquistata in blocco nell’anno 2000 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e affidato alla Biblioteca. Già definito da Paolucci come il fondo numericamente più cospicuo e storicamente più importante di libri d’autore del Novecento oggi proprietà dello Stato Italiano, esso attraversa tutta la storia dell’arte occidentale. La selezione – con nomi che vanno da Depero a Munari, da Kandinskij a Picasso, da Duchamp a Dalì, da Fontana a Warhol – è presentata a dare misura non solo della qualità e vastità di una collezione solitamente accessibili solo agli studiosi.

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