“Matera come New York e Berlino. Un luogo moderno e interessante che affascina per la sua duplice accezione di città storica e contemporanea. Un luogo dove sperimentare e vedere cose nuove: Matera si presta per realizzare progetti mai visti. Un set per Woody Allen piuttosto che l’ennesima città dove girare l’ennesimo film sul sacro. Ma attenzione. Non è una critica al passato ma una proposta per il futuro: osiamo e sperimentiamo un po’ di più. Invitiamo i registi a girare film che si ambientano nella nostra contemporaneità a Matera perché Matera è contemporanea. Ho visto molte mostre di pittori e scultori: si continui così. Facciamo diventare Matera una piccola New York o Berlino e non pensiamola solo come una città del passato. Matera è moderna e può e deve ospitare l’arte, il cinema e il teatro contemporaneo”. Attore, regista, sceneggiatore e doppiatore: sono molti i talenti di Pino Quartullo che per Matera ammette di avere un vero e proprio debole e che proprio a Matera è atteso il 9 gennaio al Teatro Duni con il suo ultimo lavoro, la commedia teatrale “Qualche volta scappano”. Prima ancora lo spettacolo andrà in scena ad Asiago (il 3 gennaio) e a Lamporecchio (Pistoia) il 7.
“Qualche volta scappano” ha debuttato a novembre al teatro Francesco Stabile di Potenza e fatto tappa in diversi teatri della Basilicata. Qual è stata l’accoglienza del pubblico?
“Arrivare in molti teatri della Basilicata è stato per noi un privilegio. Abbiamo avuto grandi riscontri di pubblico: molti spettacoli hanno fatto il tutto esaurito. E poi ottime recensioni e standing ovation. Siamo felici di aver messo in scena questo spettacolo: di averlo collaudato e messo a punto alcune cose che si riveleranno preziose per la ripresa della prossima stagione teatrale. Sono felice del fatto che in molti hanno creduto in questo progetto e soprattutto sono felicissimo dell’opportunità che ci è stata data: quelle di riaprire dei teatri con uno spettacolo nuovo e originale, diverso dai canoni soliti e con un tema che non è mai stato considerato. Torno con piacere a Matera che sarà la capitale europea della cultura nel 2019: un’opportunità da cogliere sin da oggi. Un’opportunità che andrebbe pensata anche nell’ottica teatrale magari con la promozione di spettacoli dal vivo: io credo che gli spazi di Matera potrebbero essere utilizzati come teatro naturale per fare spettacolo. Una cosa che ho fatto spesso nella mia vita è usare l’architettura delle città come scenografia naturale. Matera è una cangiante scenografia di eventi, una città meravigliosa dove realizzare spettacoli unici e irrepetibili”.
Ha adattato in italiano e firmato la regia dello spettacolo che si rifà alla commedia “Toutoù” firmata da due autori francesi contemporanei (Daniel Besse, Agnès Besse). Come mai questa scelta?
“Negli ultimi anni ho rappresentato e partecipato a tantissime messe in scena di commedie francesi come ‘La Pate’ de la Maison’. La Francia è il paese capostipite della scrittura leggera e profonda al tempo stesso. In Francia è nata una commedia piacevole ma anche originale, con tematiche interessanti. Non che non mi piacciano gli autori di italiani ma ‘Toutoù’ mi aveva colpito particolarmente. La Francia ha una tradizione di scrittura importante: non a caso anche Scarpetta andava lì spesso per ispirarsi. La scrittura inglese, invece, è un po’ più acida e dura. Meno rasserenante di quella francese: quello inglese è un teatro un po’ più estremo mentre quello francese si rivolge a un pubblico che vuole essere divertito e che nello stesso tempo vuole fermarsi a riflettere, pensare su sé stesso. Dopo tanti episodi di persone che abbandonano i cani, noi portiamo in scena con questo spettacolo la storia di un cane che abbandona i suoi padroni. Può scappare un cane, il proprio partner, possono scappare dei cattivi pensieri, delle parole sbagliate, un amico, una situazione di mano, un tradimento. E un cane scappato può diventare il segnale di un amore in crisi, di qualcosa di cui non ci si è accorti. E questo accade ai protagonisti del mio spettacolo. Grazie a un cane che scappa di casa si scoprono tante cose. Problemi sentimentali e scheletri nell’armadio. Ci si interroga, si rimette tutto in discussione e si scoprono tante cose, in una notte piena di sorprese. Alla fine però le cose si chiariscono e migliorano . Ed è un po’ quello che uno spera sempre nella vita: migliorare le cose. Bisogna capire le proprie carenze, inadeguatezze e crescere. Imparare così a vivere meglio.
Insieme a lei sul palco ci sono Rosita Celentano e Attilio Fontana, come è arrivato a loro?
“Li conosco da tempo e li stimo enormemente. Per questo spettacolo non volevo due tradizionali attori di prosa o teatro, non volevo due volti che si vedono spesso ma che fossero un po’ come il testo: originali. Una scelta nuova insomma, una novità. Tutti e due però, anche se in campi diversi sono già popolari. Soprattutto mi ha fatto piacere offrire loro una grande occasione: sia per Rosita che per Attilio si tratta di una grande prova di attore. Rosita è la prima volta che fa teatro mentre Attilio finora ha fatto molti musical, mi faceva piacere vederlo cimentarsi in un ruolo comico. So che loro sono entusiasti di questa esperienza e sono contento anche per questo”.
Divertente, ironica, pungente ed intelligente, la commedia rivela anche il legame oggi fortissimo, a tratti paradossale, ma diffusissimo, che si instaura con i propri animali domestici. E lei che rapporto ha con gli animali?
“Con gli animali ho da sempre avuto un rapporto meraviglioso e se potessi vivrei su un arca circondato da animali. Ma la vita ci porta e fare delle scelte legate a spazio e tempo: a casa mia vivono 4 gatti. In un appartamento sono veramente tanti! Ho scoperto un mondo tanto meraviglioso quanto impegnativo. Sono bellissimi, tutti gatti trovati per strada che abbiamo ben accolto”.
Cosa ne pensa dell’effetto Parigi? Bisogna continuare a vivere la cultura senza timori?
“Certo che sì. Andare a teatro come ai concerti. Credo che purtroppo è una guerra che non possiamo combattere. Niente è prevedibile, non c’è modo di controllare. Tanto vale non dargliela vinta e vivere il più possibile serenamente: dimostrare a quelle persone che odiano la vita che noi andiamo avanti. Certo bisogna tenere conto di quello che succede intorno a noi ma anche continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, non c’è alternativa”. (Gil)
IL GRANDE GATSBY: IL CAPOLAVORO DI FITZGERALD A ROMA
Uno dei grandi classici della letteratura del Novecento, sarà in scena a Roma, al Teatro Stanze Segrete (Trastevere ) dal 12 al 31 gennaio: il Grande Gatsby di Fitzgerald, in un adattamento inedito e noir affidato a Rachele Studer e Riccardo Eggshell, con la regia di Matteo Fasanella e il partecipazione straordinaria in voce di Ennio Coltorti. Nell’intimo Teatro Stanze Segrete, prodotto da Darkside LabTheatre Company – reduce dal successo di Darkplay, con ottimi riscontri di critica – il capolavoro letterario prenderà forma attraverso le scenografie di Paolo Carbone (due volte Premio Cerami per Titus e Fight Club) e la regia di Matteo Fasanella, che fisicamente trasporteranno lo spettatore negli anni Venti, in atmosfere rarefatte e decadenti, nell’infrangersi del sogno americano. In poche parole nell’animo più puro del Grande Gatsby e della produzione di Francis Scott Fitzgerald. Il capolavoro storico dello scrittore statunitense, rivisto e riletto in chiave teatrale, in un arco scenico e temporale di 24h: un solo giorno. Il giorno di Gatsby. Egli ha a disposizione un colpo solo, un solo sparo, per raggiungere il cuore di là dalla baia. Un cuore femminile che finalmente, dopo tanto tempo e tante feste tenute, entrerà nella sua casa, come una dei tanti invitati. Nella nebbia torrida delle nostre vorticose esistenze non abbiamo scelta: o crediamo nella luce verde, o non ci crediamo. Gatsby believed in the green light: una luce verde oltre il pontile sullo stretto di Long Island, un’immagine lontana nel tempo e nello spazio e al tempo stesso oltremodo vicina e raggiungibile. Un flusso energetico al quale legarsi irrimediabilmente, la proiezione di un sogno che alimenta le speranze di una vita.
“NOTRE DAME DE PARIS” TORNA DOPO 4 ANNI CON IL CAST ORIGINALE
Dopo quasi mille repliche in undici anni e quattro anni di sosta, ritorna in scena in Italia Notre Dame De Paris, l’opera moderna più famosa al mondo. Notre Dame De Paris debuttava al Palais des Congrès di Parigi il 16 settembre 1998, nella sua versione originale francese, e fu subito trionfo. Quattro anni dopo, David Zard produceva la versione italiana con l’adattamento di Pasquale Panella: il 14 marzo 2002, al Gran Teatro di Roma, costruito per l’occasione, si teneva la “prima” di quello che sarebbe stato il musical dei record; un’emozione che, da allora, ha “contagiato” oltre due milioni e mezzo di spettatori. Un successo travolgente non solo in Francia e in Italia. Notre Dame De Paris è stata cantata in 7 lingue diverse e rappresentata ben 4.046 volte nel mondo, dall’Inghilterra al Canada, passando per Russia, Cina, Giappone, Corea del Sud, Libano, Turchia, e in decine di altri paesi, riscuotendo ovunque una presenza di pubblico senza precedenti, e la marcia trionfale continua e non si arresta. Notre Dame De Paris è un’alchimia unica e forse irripetibile, che porta innanzitutto la firma inconfondibile di Riccardo Cocciante per le musiche, definite da tutti sublimi, e le parole, che raccontano una storia emozionante, scritte da Luc Plamondon e, nella versione Italiana, da Pasquale Panella; le coreografie ed i movimenti in scena sono curati da Martino Müller; i costumi sono di Fred Sathal e le scene di Christian Rätz; diretti magistralmente dal regista Gilles Maheu: un team di artisti di primo livello che hanno reso quest’opera un assoluto capolavoro. Il pubblico italiano ha sempre richiesto di rivedere Notre Dame De Paris con il cast originale ma la cosa sembrava impossibile. Alle audizioni per il ritorno dello spettacolo in Italia, si sono presentati centinaia di giovani e alcuni degli interpreti storici, e Riccardo Cocciante è rimasto sorpreso quando, tra turni di provinanti, ha visto apparire, invitati da David Zard, anche alcuni degli interpreti storici che hanno portato al trionfo lo spettacolo. E’ stato Pasquale Panella a suggerire a Cocciante di avviare i giovani all’interpretazione dei ruoli da parte di chi ha già vissuto la magia di quest’opera. E così si è deciso di fare una sorta di staffetta: un primo cast che passa il testimone ad un secondo, composto da un nuovo gruppo di artisti che sarà selezionato durante il tour che debutterà a Milano a marzo, per concludersi all’Arena di Verona a settembre. Il primo cast vedrà quindi protagonisti Lola Ponce (Esmeralda), Gio’ Di Tonno (Quasimodo), Vittorio Matteucci (Frollo), Leonardo Di Minno (Clopin), Matteo Setti (Gringoire), Graziano Galatone (Febo) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso). Riccardo Cocciante, che come è noto, cura personalmente la scelta dei cast in tutto il mondo, ora è impegnato anche alle selezioni del cast per la versione francese, polacca e coreana, mentre dopo circa 18 anni dal debutto, sono in cantiere anche le versioni russe, cinesi, e quelle di altri paesi e lingue. Notre Dame De Paris è stata anche una scuola che ha avviato molti giovani alla danza moderna e all’interpretazione delle Opere Moderne di cui Riccardo Cocciante è il compositore più richiesto in tutto il mondo. Nel 2002, nella prima edizione italiana dello spettacolo, per carenza di professionisti italiani il corpo di ballo era composto prevalentemente da inglesi, canadesi, francesi e brasiliani. Con il passare degli anni e delle edizioni, il successo internazionale di Notre Dame De Paris ha ispirato ed educato nuove generazioni di ballerini italiani, al punto che, in questi anni, il musical in giro per il mondo (Cina, Corea del Sud, Russia) ha visto protagonisti proprio gli italiani, provenienti dai vari cast di Notre Dame De Paris nel nostro paese. Quest’anno il numero delle candidature ricevute è stato impressionante, 2500 ragazzi, tra ballerini, acrobati e breaker, hanno inviato il loro curriculum. L’alto livello dei candidati ha permesso al coreografo Martino Müller di selezionare tre cast diversi, di cui due da portare all’estero.(PO /red)
MASSIMO POPOLIZIO IN “PILATO”
Massimo Popolizio porta in scena uno dei passaggi cruciali di “Il Maestro e Margherita”: Ponzio Pilato. L’appuntamento è all’Auditorium Parco della Musica di Roma (Sala Petrassi) il 22 dicembre alle 21. Si tratta del secondo capitolo del testo, vero e proprio romanzo nel romanzo in cui lo scrittore russo reinterpreta la massima disputa morale della tradizione occidentale, quella tra il procuratore di Giudea Ponzio Pilato e Jeshua Ha-Nozri, il Cristo di Bulgakov. La voce narrante è di Pilato, un uomo dolorante, assillato, pieno di paure e incapace di celare tanto la propria insofferenza quanto lo straniamento provato sin dal primo incontro con quello strano uomo che gli è condotto innanzi. Il maestro e Margherita, poderoso romanzo di Michail Bulgakov pubblicato tra il 1966 e 1967, è un’opera complessa, dal fitto intreccio carico di riferimenti, gravata dall’ombra della censura sovietica. È il secondo plot del romanzo a raccontare i fatti del processo a Gesù che qui ha il nome di Jeshua Ha-Nozri. Un romanzo nel romanzo che all’attore è parso subito “potesse vivere di vita propria”. “Quello che mi ha interessato – dice Popolizio – è il punto di vista umano di Pilato sulla vicenda, come una grande soggettiva” in cui il primo grande procuratore della storia appare fragile, dolente, assillato, pieno di paure che non riesce a nascondere. “Sembra quasi in preda ad attacchi di panico, insofferente alla folla e tormentato da un’emicrania dovuta al sole alto di Gerusalemme”. E anche l’incontro con Cristo “non ha nulla di divino, ma ricorda casomai quello tra Dioniso e Penteo nelle Baccanti di Euripide”. Un incontro-scontro “tra chi vorrebbe andar via perché non ne può più di incontrare cialtroni e un fool misterioso, un utopista come Jeshua che lo inchioda e riesce a leggere le sue debolezze”. Lo spettacolo è sottolineato delle musiche dal vivo composte da Stefano Saletti, che suona strumenti a corda arabi e greci accompagnato dalla voce di Barbara Eramo e ai flauti etnici di Pejman Tadayon, in una serie di brani che attingono anche alla tradizione greca ed ebraica. Non un contrappunto ma una drammaturgia musicale che dialoga con il testo e che favorisce il passaggio tra i diversi piani del racconto.(red)
MILANO: KOUNELLIS-TERZOPOULOS, OMAGGIO A HEINER MÜLLER
In occasione del ventennale della scomparsa di Heiner Müller, l’artista Jannis Kounellis e il regista Theodoros Terzopoulos presentano, in anteprima al Piccolo Teatro (Teatro Strehler/Scatola Magica), con tappe successive nel 2016 in Grecia e Germania, un’installazione e una performance ispirate a Die Hamletmaschine, dramma postmoderno scritto nel 1977 che “rilegge” l’Amleto di Shakespeare. Kounellis e Terzopoulos, amici e collaboratori del drammaturgo e poeta tedesco, lavorano insieme su un progetto che rende omaggio alla figura e all’opera di quello che venne definito, negli anni Novanta, “il più grande scrittore di teatro vivente”. Müller è stato uno degli autori più significativi del teatro tedesco del dopoguerra e ha sempre intrattenuto con l’arte figurativa un rapporto di solida e condivisibile interazione (Kounellis ha curato, ad esempio, la messa in scena del suo Mauser a Berlino nel 1991). Kounellis ha pensato quindi a un Amleto “con la schiena rivolta verso le rovine dell’Europa” per un’installazione (visitabile dal 18 al 20 dicembre) allo stesso tempo personale e sociale, contro la corruzione e il potere. Al suo interno avrà luogo, dal 28 al 30 dicembre, la performance per la quale Terzopoulos ha scelto alcuni brani di Die Hamletmaschine che prendono forma attraverso la voce femminile dell’attrice Sofia Hill, la musica elettronica live di Panagiotis Velianitis e la voce maschile elaborata dal regista. Jannis Kounellis, nato ad Atene, dagli anni Cinquanta vive e lavora a Roma. Famoso in tutto il mondo come esponente dell’Arte Povera, realizza installazioni di grande impatto con ferro, carbone e pietre. Theodoros Terzopoulos è tra i maggiori esponenti della regia teatrale greca e europea. Fondatore del Teatro Attis di Atene, ha messo in scena testi classici (Baccanti, Medea) e contemporanei (tra i quali diverse opere di Heiner Müller). (red)