(8 gennaio 2016) Il mondo si divide tra un 53% che crede nell’inferno e il restante 47 che o non ci crede o non sa. Volendo approfondire, si scopre che è in forte crescita – fino al 40% – anche il numero di chi crede nell’esistenza del diavolo o di qualcuno che gli assomiglia.
Che le cose stiano così lo dice il World Values Survey , un progetto di ricerca globale che dal 1981 esplora i valori e le fedi delle persone in quasi cento nazioni, che rappresentano il 90 per cento della popolazione mondiale.
Dopo gli attentati dell’11 settembre, e la nuova situazione geopolitica che ne è derivata, l’indagine rivela alcune grandi tendenze. Aumenta la diffidenza verso gli altri. Cresce l’importanza della religione e della famiglia. Diminuisce quella della scienza.
Agli inizi degli anni Duemila si registra il picco delle persone che rispondono con il valore massimo alla domanda «quanto è importante Dio nella tua vita?».
Una dimensione che la ricerca esplora è quella della fiducia, con risultati sempre più scoraggianti, a cominciare dal rapporto con il vicinato. Quasi la metà di chi risponde dichiara di non volere come vicini gli omosessuali. Più in generale, solo il 25 per cento delle persone dice di fidarsi del prossimo, mentre oltre il 70 per cento seleziona l’opzione: “non si è mai prudenti abbastanza”. Quasi metà degli intervistati ritiene infine che occorra dare meno peso alla scienza in favore della religione.
L’indagine mette insieme Stati Uniti e Africa, Scandinavia e Medio Oriente, difficili da sintetizzare in un trend unico. E tuttavia sembra appropriato l’augurio con cui l’economista Luciano Canova conclude il suo commento sulla voce.info: che dio ce la mandi buona!