(11 gennaio 2016) Nuzialità è una misura statistica che indica la frequenza dei matrimoni in un dato intervallo di tempo. In Italia la nuzialità è in rovinosa caduta da ormai molti anni. Se nel 1963 aveva toccato l’8,2 per mille (più o meno come alla metà dell’Ottocento) nel 1980 era già al 5,7 per arrivare al 3,1 attuale. In particolare l’Istat osserva che non solo dal 2008 il calo annuo medio dei matrimoni è del 5 per cento, ma che si riducono tutte le tipologie di nuzialità: scendono infatti i primi matrimoni, i matrimoni misti, quelli tra stranieri, i matrimoni successivi al primo, quelli civili e quelli religiosi. Difficile anche pensare – a causa di sedimentati motivi demografici e culturali – che il matrimonio possa conoscere nel prossimo futuro una nuova, inaspettata ripresa.
Il sociologo veneziano Vittorio Filippi si è chiesto se una eventuale introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso (detto matrimonio egualitario) potrebbe correggere la discesa della nuzialità italiana. E per rispondere è andato a vedere cosa è successo in Francia, Spagna e Portogallo, che hanno introdotto il matrimonio tra coppie omosessuali. In Francia il mariage pour tous (introdotto non senza contrasti nell’aprile 2013) ha prodotto 7.300 matrimoni nel 2013 e 10 mila nel 2014: cioè il 3 ed il 4,1 per cento del totale dei matrimoni. Numeri piccoli caratterizzano anche le statistiche di Spagna e Portogallo, dove i matrimoni tra coppie dello stesso non superano rispettivamente il 2,1 e l’1,1 per cento. E anche in Olanda, paese considerato il più libertario d’Europa, i matrimoni gay – legalizzati da 15 anni – non arrivano al 2% del totale. Conclusione: la nuzialità è in crisi indipendentemente dal sesso degli sposi.