Il “grande giorno” sta per arrivare. Dopo una lunga settimana di discussione generale e di polemiche, domani pomeriggio il Senato comincerà a votare gli emendamenti al ddl Cirinnà sulle unioni civili, anche se uno dei rebus ancora irrisolti riguarda proprio il numero degli emendamenti che il Parlamento si troverà a vagliare: il tentativo di trovare un accordo tra Lega Nord e Partito democratico per snellire i lavori infatti oggi non è andato a buon fine e un ultimo abboccamento si tenterà domattina “Rimaniamo all’accordo secondo cui loro rinunciavano all’emendamento Marcucci (considerato una sorta di ‘super-canguro’, ndr) e noi a 4500 emendamenti, ovvero il 90% di quelli presentati – spiega il leghista Gian Marco Centinaio – Poi però ci hanno fatto altre richieste. Ci prendiamo una nottata”. Il Pd in effetti non sarebbe convinto del contenuto dei 500 emendamenti che rimarrebbero in vita, in quanto contenenti a loro volta diverse tagliole: “Ritiro l’emendamento premissivo all’articolo 1 del ddl Cirinnà, quando la Lega farà altrettanto con i suoi, e fino ad ora non è ancora successo” ha infatti replicato Marcucci in persona.
IL PREMIER: “NO A UTERO IN AFFITTO”. I nodi restano sempre quelli legati a stepchild adoption e utero in affitto, e sull’argomento oggi si è sbilanciato anche Matteo Renzi, che sull’eventualità dell’adozione da parte del partner omosessuale ha spiegato che “la ratio non è consentire il via libera alle adozioni ma garantire la continuità affettiva del minore. Non è il punto principale di questa legge” però “credo giusto che il Parlamento si pronunci anche su questo”. Altra cosa quello che riguarda la maternità surrogata: “La stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio – scrive Renzi nella sua E-news – Pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”. Un sospiro di sollievo per la maggioranza sembra arrivare intanto dal Movimento 5 Stelle: da quanto emerso al termine della riunione del senatori grillini, la libertà coscienza lasciata da Beppe Grillo sul tema della stepchild adoption nonostante il sì del web al ddl non dovrebbe spostare di molto le cose: sarebbero infatti solamente due (nello specifico Puglia e Bertorotta) i senatori di M5S pronti a votare il no all’articolo 5. In compenso, ci sarebbe addirittura il voto favorevole di una esponente di Forza Italia, Anna Maria Bernini, in dissenso dal suo gruppo:: “Ritengo il ddl sulle unioni civili un primo abbozzo di risposta, seppur pasticciato e non completo, ma condivisibile per contenere un gap con l’Europa” ha spiegato la senatrice in aula. (Sis – 9 feb)