“La geologia accademica italiana è a serio rischio di estinzione: di 29 Dipartimenti ne sono rimasti solo 8, il numero dei docenti che devono formare le nuove leve negli ultimi 4 anni si è ridotto almeno del 15%. La riforma Gelmini con la sua filosofia mercatistica di ‘risparmio degli sprechi e miglioramento’ basati solo sulla quantità, ha pesantemente colpito aree numericamente di nicchia, quale la geologia, in totale spregio dei suoi insostituibili ruoli per l’interesse per la collettività”. Lo ha affermato il presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli in vista del Congresso Nazionale dei geologi, voluto dal Consiglio Nazionale dei Geologi e dagli Ordini regionali che si terrà dal 28 al 30 aprile a Napoli.
FERMO IL DECRETO “SALVA GEOLOGIA” – Fagioli denuncia che a tutt’oggi il decreto definito ‘salva geologia’ è fermo in Parlamento e sottolinea che “con atteggiamento che potremmo definire schizofrenico, la macchina politico burocratica che gestisce la cosa pubblica, i geologi sembra sistematicamente snobbarli o sottoutilizzarli, siano essi liberi professionisti o dipendenti della cosa pubblica stessa. ciò si aggiunge la marginalizzazione degli insegnamenti delle scienze geologiche nelle scuole secondarie di secondo grado, dove le nozioni di base di Scienze della Terra sono state ridotte a poche ‘pillole’ limitate nei soli primi due anni e disperse tra concetti di biologia e chimica all’interno del solo ambito formativo delle ‘Scienze’. Una simile decimazione culturale, se non si interviene, produrrà la rapida contrazione delle opportunità di lavoro per il geologo, soprattutto in ambito libero professionale”. “La legge istitutiva della professione del geologo risale a ben 50 anni fa e da allora la politica non ha ancora compreso il valore sociale e le reali potenzialità di tale figura” evidenzia Francesco Fragale , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria. (PO / Red – 2 mar)