“L’Italia mostra ancora la sua arretratezza soprattutto nella discriminazione sociale. Solo il 47% delle donne lavora; le donne hanno difficoltà a conservare il lavoro dopo la maternità, a promuovere un’impresa, ad accedere a ruoli manageriali e, a parità di mansioni, percepiscono spesso stipendi più bassi degli uomini”. Lo dice la presidente della Camera Laura Boldrini, nel suo intervento al convegno sulla “Polizia di stato con le donne”. “Quando poi arrivano, con una fatica doppia rispetto agli uomini, a posizioni di vertice, viene chiesto loro, di fatto, di rinunciare alla propria appartenenza di genere – continua Boldrini -. Pensateci un po’: è normale dire maestra, contadina, infermiera, operaia. Se però dici, che so, ministra, sindaca, amministratrice delegata, ti rispondono che “suona male”, che è cacofonico. Ma la società cambia, si evolve e dunque anche il linguaggio deve rispecchiare questo cambiamento. Anche l’Accademia della Crusca dice che tutte le professioni vanno declinate al femminile. Quindi, se non lo si fa è solo una questione di barriere culturali. Se non si accetta di declinare al femminile i ruoli di vertice non si riconosce alle donne il loro valore e il loro percorso”. (PO / Sis – 4 mar)