Roma, 6 apr – L’impegno dei militari italiani lungo l’asse Baghdad – Erbil, in Iraq “va oltre l’assetto militare. Siamo, infatti, parte attiva nell’azione di Cooperazione internazionale. Negli ultimi dieci anni, tra doni e crediti d’aiuto, abbiamo stanziato più di 200 milioni di euro per lo sviluppo civile e infrastrutturale. Il terzo filone di intervento è nella ricostruzione del millenario patrimonio storico iracheno in cui vantiamo una leadership riconosciuta di ‘potenza culturale’”. Così il sottosegretario Enzo Amendola, in un intervento sull’Unità, reduce da una missione in Iraq. “Tanti italiani, dagli archeologi ai Carabinieri, stanno aiutando a riorganizzare il sistema di protezione dei beni storici – sottolinea -. Perché la lotta al terrorismo non è solo nel contrasto militare a Daesh, ma passa anche dalla concreta dottrina Unesco e del suo progetto dei ‘Caschi blu della Cultura’, da dispiegare a Palmira come tra le rovine dell’antica Mesopotamia, e per contrastare il saccheggio e il traffico illecito di reperti, pratica con la quale Daesh in questi anni ha ottenuto importanti fonti di finanziamento (100 milioni di euro solo nel 2015). Una priorità che ci vede in prima linea. Con interventi complessi come il rifacimento delle sale principale del Museo Nazionale dal patrimonio inestimabile. O con nuove avventure nel cuore di Baghdad, dove ho avuto l’onore di inaugurare il Centro Culturale Italo-Iracheno, nato dalla collaborazione tra i due governi. Finanziato dal ministero degli Affari Esteri, sarà gestito dal Crast di Torino e da archeologi italiani di primo livello. Un luogo che programma interventi sul patrimonio storico con la speranza di avviare un nuovo corso per l’Iraq. Una speranza tanto forte quanto il dolore nel vedere le rilevazioni satellitari, esposte nell’Istituto, delle distruzioni a Mosul e dei monumenti rasi al suolo o saccheggiati dalle forze di al Bagdhadi. La ricostruzione del Paese passa anche da qui”.
(red)