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SALUTE, IN CALO
LA SPERANZA DI VITA

it@withub.it by it@withub.it
26 Aprile 2016
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Un Paese che invecchia sempre di più, in cui però per la prima volta la speranza di vita segna una battuta d’arresto: è la fotografia dell’Italia che emerge dalla XIII edizione del Rapporto Osservasalute (2015), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi a Roma all’Università Cattolica. Dall’indagine viene messo in luce che oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni ed è boom degli ultracentenari: al 1° gennaio 2015 oltre tre residenti su 10.000 hanno 100 anni e oltre. Gli ultracentenari sono molto più che triplicati dal 2002 al 2015, passando da 5.650 unità nel 2002 a oltre 19.000 nel 2015. Siamo un Paese che invecchia progressivamente, quindi, ma in cui l’anno scorso si è registrato un fatto inedito in tempo di pace per l’Italia: il calo dell’aspettativa di vita. Nel 2015, infatti, la speranza di vita per gli uomini è 80,1 anni, 84,7 anni per le donne; nel 2014, la speranza di vita alla nascita era pari a 80,3 anni per gli uomini e 85 anni per le donne. Si conferma l’andamento degli ultimi anni che evidenzia un incremento più favorevole tra gli uomini, pur in presenza di un’aspettativa di vita ancora superiore per le donne. La distanza tra i due generi è, infatti, pari a +4,7 anni a favore delle donne, contro i +5 anni del 2010. “Il fenomeno ha pochissimi precedenti nel mondo occidentale – spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e direttore dell’Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane -. L’unico in un paese democratico è la Danimarca 21 anni fa, e invece per un paese che veniva da un regime totalitario è successo in Russia dopo la caduta del comunismo. L’insegnamento danese è stato che visto il segnale d’allarme ci sono stati massicci investimenti in prevenzione, sui giovani, sulle donne, sul contrasto ai fattori di rischio, come il fumo, l’alcol e la sedentarietà, e questo ha avuto dei risultati incredibili. Noi stiamo cominciando a vedere un segnale d’allarme, speriamo che il trend possa essere immediatamente invertito”.

 

DEFICIT PREVENZIONE. Sul banco degli imputati, quindi, c’è soprattutto il deficit di prevenzione: “La spesa per la prevenzione (che comprende, oltre alle attività di prevenzione rivolte alla persona come, ad esempio, vaccinazioni e screening, la tutela della collettività e dei singoli dai rischi negli ambienti di vita e di lavoro, la Sanità Pubblica veterinaria e la tutela igienico-sanitaria degli alimenti) ammonta in Italia a circa 4,9 miliardi di euro e rappresenta il 4,2% (dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) della spesa sanitaria pubblica – spiega il Rapporto -. La percentuale di spesa per la prevenzione prevista dal Piano sanitario nazionale (livello fissato nel Patto per la Salute 2010-2012) è del 5%. Sono poche le regioni che raggiungono tale livello e a livello nazionale mancano ‘all’appello’ 930 milioni di euro da dedicare alla prevenzione”. “Anche quest’anno – avverte il professor Ricciardi – le analisi contenute nel Rapporto Osservasalute segnalano numerosi elementi di criticità, in quanto confermano il trend in diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione per la sanità, l’aumento dell’incidenza di alcune patologie tumorali prevenibili, le esigue risorse destinate alla prevenzione e le persistenti iniquità che assillano il Paese e il settore della sanità”. “Lo studio è già stato inoltrato alle direzioni programmazione e prevenzione del ministero della Salute, per verificare dati e contenuti. Di certo, a una prima lettura, ne ricaviamo la certezza di dovere proseguire nella strada intrapresa con l’approvazione del piano nazionale della prevenzione, perché dati come quelli sull’aspettativa di vita non cambiano in un giorno. Nel nostro Paese dobbiamo tornare a investire nella prevenzione primaria e secondaria” afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

 

STILI DI VITA. Note un po’ più liete, ma fino a un certo punto, per quanto riguarda gli stili di vita degli italiani, rispetto ai quali il rapporto registra un lieve miglioramento: per esempio si fuma meno e si riduce la sedentarietà, ma nel complesso gli italiani risultano ancora poco attenti alla propria salute e non adottano strategie preventive e stili di vita adeguati a proteggerli dalle malattie evitabili. E sono sempre più grassi: nel periodo 2001-2014 è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso (33,9% vs 36,2%), ma soprattutto è aumentata la quota degli obesi (8,5% vs 10,2%). Sul fronte della prevenzione, inoltre, si nota la scarsa attenzione degli italiani alle vaccinazioni. Se nel 2013, per quelle obbligatorie (Tetano, Poliomielite, Difterite ed Epatite B) si registrava il raggiungimento dell’obiettivo minimo stabilito nel vigente Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (Pnpv) – in accordo con le raccomandazioni dell’Oms – pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Lo stesso andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e Pertosse. (Roc – 26 apr)

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