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CALANO I RESIDENTI IN ITALIA PER LA PRIMA VOLTA DA 90 ANNI

it@withub.it by it@withub.it
10 Giugno 2016
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Nel corso del 2015 il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità. Al 31 dicembre 2015 risiedono in Italia 60.665.551 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera (8,3% dei residenti a livello nazionale, 10,6% al Centro-nord). Lo rende noto l’Istat nel bilancio demografico annuale. Alla popolazione legale, definita tramite il Censimento generale della popolazione del 9 ottobre 2011, si è sommato il bilancio anagrafico del periodo 9 ottobre-31 dicembre 2011 e dei quattro anni successivi (2012-2015). Sommando i flussi in entrata (nascite e immigrazioni) e sottraendo quelli in uscita (decessi ed emigrazioni), la popolazione residente calcolata al 31 dicembre 2015 è pari a 60.665.551, con una diminuzione di 130.061 unità rispetto all’anno precedente. La flessione è più marcata per le donne (-84.792) rispetto agli uomini (-45.269). Lo stesso calcolo, effettuato per la popolazione straniera, ha fatto registrare un incremento di appena 11.716 unità, portando i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese a 5.026.153, pari all’8,3% dei residenti. La crescita è maggiore per la componente maschile (+8.691 unità, pari a +0,4%) che non per quella femminile. (+3.025, pari a +0,1%). Lo rende noto l’Istat nel bilancio demografico annuale.

AUMENTA LA POPOLAZIONE STRANIERA – La diminuzione del numero dei residenti in Italia riguarda esclusivamente la popolazione con cittadinanza italiana: -141.750 abitanti. Tale calo risulta inoltre mitigato dall’acquisizione della cittadinanza italiana di una parte sempre più ampia della componente straniera (+178 mila). Il decremento della popolazione iscritta in anagrafe è dovuto in larga misura alla dinamica naturale. Il saldo naturale, determinato dalla differenza tra il numero delle nascite e quello dei decessi, nel 2015 ha fatto registrare valori fortemente negativi, come già l’anno precedente, ma in misura ancora più accentuata. Al costante calo delle nascite, nel 2015 si è affiancato un significativo aumento dei decessi. Dopo anni nei quali i flussi migratori riuscivano a compensare il calo demografico dovuto alla dinamica naturale negativa, nel 2015 il consistente saldo naturale negativo, unito alla continua diminuzione del saldo migratorio, ha portato al decremento della popolazione. Complessivamente, la variazione della popolazione è stata determinata dalla somma delle seguenti voci di bilancio: il saldo negativo del movimento naturale, pari a -161.791 unità; il saldo positivo del movimento migratorio con l’estero, pari a 133.123; il saldo per altri motivi e per movimento interno, pari a -101.393 unità. Analizzando il bilancio per le due componenti di popolazione residente, italiana e straniera, si osserva che i saldi del movimento naturale e migratorio sono sempre negativi per i residenti con cittadinanza italiana e positivi per quelli con cittadinanza straniera. Il saldo naturale negativo relativo ai soli italiani (-227.390) è solo in parte bilanciato dal saldo naturale positivo della popolazione straniera residente (+65.599).

DIMINUISCONO LE NASCITE – In Italia continua la diminuzione del numero dei nati in atto dal 2008, nel 2015 non raggiunge il mezzo milione (485.780). Le nascite sono state 16.816 in meno rispetto all’anno precedente (-3,3%) e più di 90 mila in meno negli ultimi sette anni. Il calo si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato nelle regioni del Centro (-4,7% rispetto all’anno precedente). La concomitanza tra la crisi economica e la diminuzione delle nascite, ravvisabile in quasi tutti i paesi europei , suggerisce un legame tra i due fenomeni. Lo stesso può dirsi per la diminuzione dei matrimoni, registrata proprio a partire dal 2008. Gli effetti della congiuntura economica sfavorevole sulla natalità vanno a sommarsi nel nostro Paese a quelli strutturali, dovuti alle importanti modificazioni della popolazione femminile in età feconda. Si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta da un lato all’uscita dalle età riproduttive delle generazioni molto numerose nate all’epoca del baby-boom, dall’altro all’ingresso di contingenti di donne sempre meno numerosi, per effetto della prolungata diminuzione delle nascite a partire dalla metà degli anni ’70.

AUMENTANO I DECESSI – Il numero di decessi registrato nel 2015, pari a 647.571, è superiore di 49.207 unità a quello del 2014 ed è il valore più elevato dal 1945. Rispetto all’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia, quello del 2015 è stato più marcato per effetto della concomitanza di fattori di diversa natura, congiunturali e strutturali. Analizzando l’andamento mensile della mortalità, e confrontandolo con i tre anni precedenti (2012-2014), si può osservare come in tutti mesi, tranne alcune eccezioni , il numero dei decessi sia sempre maggiore di quello degli anni precedenti. I picchi del 2015 si registrano particolarmente nei primi mesi dell’anno, quando si verifica la maggior diffusione di epidemie influenzali , e nel mese di luglio, nel quale si sono sperimentate temperature particolarmente elevate per un periodo di tempo prolungato. A ciò va aggiunto un effetto di “rimbalzo” della mortalità che, nel 2014, si era attestata su valori più bassi rispetto agli anni precedenti, con un guadagno in sopravvivenza da parte di individui anziani o molto anziani; l’85% dell’eccesso di decessi del 2015 è stato infatti registrato nella classe di età 75-95 anni (Figura 4). Il progressivo aumento del contingente dei grandi anziani (85 anni e più) comporta un aumento di popolazione in condizioni di fragilità e quindi più esposta al rischio di mortalità per eventi climatici atipici (inverni particolarmente rigidi e/o estati torride) o dovuto al contesto epidemiologico (sindromi influenzali particolarmente aggressive, ecc.).

200 NAZIONALITA’ PRESENTI, RUMENI PIU’ NUMEROSI – Gli stranieri residenti in Italia sono cittadini di un Paese europeo in oltre il 50% dei casi (oltre 2,6 milioni di individui), di cui poco più del 30% (1,5 milioni) di un Paese dell’Unione. La restante parte proviene dagli Stati dell’Europa centro orientale non appartenenti all’Ue (1,1 milioni). Gli Stati africani sono rappresentati per un ulteriore 21%, prevalentemente da cittadini di Paesi dell’Africa settentrionale (13,3%) e occidentale (6,1%); più o meno la stessa quota sul totale (20%) spetta ai cittadini dei paesi asiatici (circa 1 milione di persone per entrambi i continenti). Il continente americano conta meno di 400 mila residenti in Italia (7,5%), quasi tutti cittadini di Paesi dell’America centro meridionale (7,2%). Completano il panorama, con percentuali molto esigue, i cittadini dell’Oceania e gli apolidi. Complessivamente, sono presenti nel nostro Paese poco meno di 200 nazionalità. Le prime dieci cittadinanze in ordine di importanza numerica da sole raggruppano quasi il 65% del totale dei residenti stranieri (3.245.908 individui), le prime cinque quasi il 51% (2.558.625). La collettività più numerosa è quella rumena con 1.151.395 residenti, il 22,9% del totale. Seguono i cittadini dell’Albania (467.687, il 9,3%), del Marocco (437.485, l’8,7%), della Cina (271.330, il 5,4%) e dell’Ucraina (230.728, il 4,6%). Le diverse collettività mostrano modelli insediativi molto differenti tra loro, con riferimento alla distribuzione sul territorio, alla composizione per genere, alla dimensione dei nuclei familiari e spesso anche all’attività lavorativa svolta nel nostro Paese (tanto che per alcune collettività si parla di vere e proprie “specializzazioni produttive”). (Red – 10 giu)

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