Bruxelles-Roma-Nepi. Il viaggio della testa di Augusto di Nepi è quasi terminato: dopo oltre 40 anni di esilio, la testa scolpita oltre 2.000 anni fa per raffigurare il giovane Ottaviano Augusto prima che diventasse il primo imperatore di Roma, tornerà nel comune in provincia di Viterbo, dove si trovava fino ai primi anni ’70 prima di essere trafugata e venduta in un museo di Bruxelles. Prima però ha fatto tappa alla Farnesina: alla presenza del viceministro degli Affari esteri Mario Giro si è svolta la cerimonia di restituzione, resa possibile grazie alla collaborazione tra autorità italiane e belghe. “Celebriamo l’amicizia tra Paesi fratelli in Europa” ha sottolineato Giro confermando l’impegno dell’Italia per il ritrovamento dei beni artistici trafugati. Una battaglia, quella contro i genocidi culturali, che secondo il viceministro agli Esteri “non è solo museale ma anche per difendere culture e civiltà: trafugare e distruggere beni patrimonio dell’umanità è purtroppo propedeutico alla distruzione di civiltà e popoli, come succede in Medioriente”. Da Palmira, in Siria, all’Afghanistan: “Alla distruzione di opere e beni culturali corrisponde un disegno di distruzione della memoria e della cultura, di una civiltà e di un popolo” continua Giro. E’ per questo che l’Italia è in prima fila per difendere questo patrimonio, a partire dalla creazione “del più grande database di beni artistici culturali scomparsi nel mondo. Circa cinque milioni di pezzi schedati – ricorda Giro -: è importante continuare questo lavoro perché siamo in questo senso la punta di eccellenza massima che si è offerta al mondo per il ritrovamento di ogni bene artistico e culturale trafugato”.
COLLABORAZIONE VIRTUOSA TRA STATI EUROPEI La restituzione della testa di Augusto di Nepi, che secondo Giro ci deve far riflettere anche sul “tanto bistrattato spazio Schengen” (“senza non avremmo potuto riavere l’opera d’arte”), è una “testimonianza della collaborazione virtuosa tra Stati europei” sottolinea il sottosegretario al ministero dei Beni culturali Antimo Cesaro. La testa, tra le pochissime raffiguranti un Ottaviano giovane e diverso dalle iconografie ufficiali, era collocata davanti al palazzo comunale di Nepi. Dopo la sua scomparsa, avvolta nel mistero, nessuno ne ha mai denunciato l’assenza. È stata l’archeologa Germana Vatta ad accorgersi della scomparsa e, dopo una serie di ricerche, è riuscita a trovare la testa al Museo Reale d’arte e storia di Bruxelles, che l’aveva acquistata nel 1975 da un antiquario di Zurigo per 35mila franchi svizzeri. Dopo la scoperta di Vatta, la Soprintendenza ha avviato le procedure in collaborazione con Bruxelles per far ritornare la testa di Augusto a casa. “Una brutta storia che si trasforma in una grande opportunità per raccontare l’Italia che funziona e che collabora – afferma Cesaro – e un’occasione per Nepi, un territorio che merita di essere ulteriormente valorizzato”. (14 giu – Sip)