• Home
  • Pagina di esempio
9Colonne
No Result
View All Result
No Result
View All Result
9Colonne
No Result
View All Result
Home Sito interno Archivio speciali - Mostre

Milano, con “Vulcani” alla scoperta delle montagne di fuoco

it@withub.it by it@withub.it
9 Settembre 2016
in Archivio speciali - Mostre
0
0
SHARES
0
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

 

MILANO: VULCANI HI-TECH

Fino al 16 ottobre il Museo di Storia Naturale di Milano ospita l’esposizione “Vulcani”, parte dell’iniziativa “Ritorni al futuro” del Comune di Milano. La mostra, a cura del vulcanologo Marco Carlo Stoppato, guida in un percorso alla scoperta delle montagne di fuoco raccontandone l’origine, l’evoluzione e i segreti. Si tratta della più ricca e completa esposizione dedicata ai vulcani grazie all’impiego di tecnologie innovative, come il mapping, la realtà aumentata e i diorami. Grazie alle immagini fornite dalla Nasa, i vulcani della Terra sono messi a confronto con i vulcani presenti nell’intero Sistema solare, alcuni dei quali ancora attivi. I vulcani attualmente in attività sono quasi 500 nel mondo e milioni sono le persone che vivono alle pendici di queste particolari montagne. A questi vulcani è dedicata una sezione della mostra che attraverso proiezioni video documenta alcuni vulcani particolarmente attivi, fra i quali l’Etna.

 

ASCONA: VIAGGIO NEL SACRO INDIANO

Fino al 25 settembre il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona (in Svizzera) ospita la personale di Stefania Beretta (Vacallo, 1957) tra le più accreditate fotografe del panorama internazionale. La rassegna, dal titolo “Una segnaletica dell’Essere”, ripercorre, attraverso 50 immagini, la ricerca di Beretta condotta in India in un arco temporale di trent’anni e che testimonia quanto il tema del sacro sia profondamente presente nella vita quotidiana del paese asiatico. Spiccano in mostra la serie indiarasoterra, realizzata tra il 2001 ed il 2002, che ripercorre la quotidianità della gente comune, dal sorgere del sole al tramonto, nei rituali del cibo, dell’offerta, del ritiro in preghiera, tutti caratterizzati da un’aura di intensa sacralità ed Indian walls (2008-2015), un ciclo in cui lo sguardo dell’artista si focalizza su quella pagina urbana che sono i muri cittadini, dove tutte le tracce e le impronte che essi portano con sé, conducono a una vera e propria ‘segnaletica dell’essere’. Sono fotografie digitali a colori, che si presentano come composizioni ora astratte, ora geometriche, ora gestuali, dove colature di vernice si alternano a scritte, a ombre create da oggetti appesi, a strutture create da reticoli di cavi elettrici e telefonici. 

CATANZARO: I MURALES DI AMARONI 

Non si arresta l’onda lunga di “Altrove Street Art Festival”, la manifestazione nata a Catanzaro nel 2014 con l’obiettivo di rieducare al concetto di bellezza in contesti urbani trascurati e rassegnati al degrado estetico e sociale. Quale ideale prosecuzione della sua terza edizione – chiusa a giugno – il Festival propone nel piccolo comune di Amaroni (2000 abitanti) tra le colline della provincia di Catanzaro, il progetto “Amaroni guarda altrove” che presenta due murales di G Loois e 2501 che, fino al 30 settembre, si inseriscono come inaspettati colpi d’occhio, nel dedalo di vie che definiscono l’antico centro abitato. Accanto alla chiesa di Santa Barbara, G Loois ha dipinto Contemple, opera d’arte pubblica che esalta il valore della leggerezza e del movimento leggiadro del corpo femminile. Con ancora più attenzione, 2501 interviene su quel che rimane di una importante traccia architettonica, ovvero la sezione della chiesa di San Girolamo, ormai inghiottita dal nuovo costruito, con l’opera Abstraction of San Girolamo.

MANTOVA: “RILETTO” IL CRISTO DI MANTEGNA

Fino al 2 ottobre la Casa del Mantegna di Mantova ospita “Anastasis”, la personale di Agostino Arrivabene (Rivolta d’Adda, 1976). L’esposizione, aperta in contemporanea con il Festivaletteratura, propone 35 opere in grado di ripercorre il lavoro recente dell’artista cremonese, dal 2010 a oggi. L’Anastasis rimanda a un tema iconografico dell’arte bizantina e raffigura la Resurrezione di Cristo e la sua discesa agli inferi per recuperare le anime di Adamo ed Eva. Una rappresentazione che richiama il viaggio di Orfeo – qui raffigurato in un dipinto del 1994 – e sul quale riecheggia la rilettura paleocristiana del mitico cantore, visto come prefigurazione della morte e della resurrezione di Cristo. Per le prime comunità evangeliche, infatti, la simbologia di Orfeo con la cetra veniva interpretata come immagine cristologica in riferimento al Salvatore che vince sulla natura. All’interno del percorso espositivo, Arrivabene dialoga con il Cristo morto, il capolavoro di Andrea Mantegna, attraverso la citazione di due artisti contemporanei, come Carlo Fabre e Alessandra Borsetti Venier che, negli anni Novanta crearono una vera e propria sinergia sul tema, dando origine a una serie di scatti fotografici che rileggevano in chiave contemporanea il dramma della morte del Cristo. Quello che ne risulta è un monumentale dipinto – Resurrezione – e un trittico in cui rivela le fasi metamorfiche del corpo che da carne, si muta in corpo glorioso.

PARMA: LE NINFEE DI MONET

Le celebri Ninfee di Claude Monet (1840-1926), provenienti dagli Stati Uniti, esposte alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo insieme ad altri due capolavori del pittore francese, fino all’11 dicembre, anticipano il tema della serialità, che sarà proprio della Pop Art, e rappresentano quasi una profezia dell’Informale. Se nella prima parte del suo percorso, prettamente impressionista, è l’immagine percettiva ad essere studiata nei suoi istanti effimeri, tra sfumature di luce e movimento, nella maturazione degli anni successivi la sua tecnica diventa più elaborata e rende visibile la durata dell’impressione. Non è quindi casuale l’approdo da parte di Monet alla fine dell’Ottocento alle famose “serie”, in cui uno stesso soggetto è ripetuto più volte in momenti o condizioni atmosferiche differenti. Lo scopo è quello di fermare il tempo, reo di nascondere il segreto dramma della fugacità delle cose, restituendo loro valore poetico. Le Ninfee, ciclo che racconta l’ultima ossessione di Monet, si collocano a metà tra la pittura di paesaggio e una nuova pittura decorativa con aspetti artificiosi, quasi astratti, che hanno nella costruzione spaziale la loro novità. I toni cromatici, ora, non esprimono più solo le metamorfosi della luce e dei riflessi, ma sono mezzi che trascendono la realtà per creare qualcosa di completamente inedito, sovratemporale e intangibile.

 

Related Posts

  • LA STAMPA INGLESE ALLA SCOPERTA DI MILANO

    Londra - Tra i turisti che amano visitare la Lombardia e l’Italia ci sono gli…

  • Imprese, alla scoperta dello Xinjiang con l’Ice

    (30 ago) È la più grande provincia della Cina, nonché un mercato interessante e ricco…

  • ALLA SCOPERTA DELLE MARCHE: TRA CULTURA E BUON CIBO

    Copenaghen - Un viaggio nel tempo e nello spazio per conoscere la storia, le tradizioni…

Previous Post

CALCIO, SUPERCOPPA ITALIANA 23/12 IN QATAR

Next Post

Jack Svoretti,
cresce l’attesa
per “Sleep no more”

Next Post

TUTTO PRONTO PER IL “FESTIVAL CINEMA! ITALIA”

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

  • OLIMPIADI: PODCAST RAIPLAY, DIECI ATLETI SI RACCONTANO
  • OBESITÀ, SCHILLACI: LEGGE PASSO IN AVANTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  • POLIZIA, LEONE XIV RICEVE NUMERO SPECIALE POLIZIA MODERNA “PACE E SICUREZZA”
  • BANDECCHI, AVS, PD, M5S, PSI E RC: ORA BASTA, SINDACO SI DIMETTA
  • CNR, STUDIO RICONDUCE IL DIPINTO DI TURNER AL PONTE DEL DIAVOLO DI BLERA (VT) (3)

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

No Result
View All Result
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.