“Se la api scomparissero verrebbe messa a rischio la nostra stessa sopravvivenza”. Lo sostiene Marino Quaranta, entomologo del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) di Firenze, in una intervista alla Stampa nella quale spiega che le api “sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, perché trasportano il polline essenziale per la riproduzione delle piante, di cui si nutrono gli esseri umani e gli animali. Senza il loro lavoro non ci sarebbe più cibo per noi. Le api, inoltre, hanno anche un valore economico importante. Basta pensare che in Europa il valore monetario delle sole colture agricole che dipendono dall’impollinazione si aggira intorno ai 22 miliardi di euro all’anno. Senza contare il valore ecologico della flora naturale”. A mettere a rischio la sopravvivenza delle api sono un insieme complesso di fattori negativi: “Tra questi ci sono i pesticidi che, a mio avviso, sono più pericolosi di parassiti e predatori esotici come la Vespa velutina”. Inoltre “c’è il cosiddetto problema della semplificazione dell’agrosistema, ovvero il passaggio da un tipo di agricoltura di stampo tradizionale a uno appunto più semplificato” e “questo significa che prima si tendevano a lasciare erbe infestanti intorno agli appezzamenti coltivati, oggi invece si mantengono più puliti. Ma le api hanno bisogno proprio di queste erbe infestanti per nutrirsi e senza di esse vengono messe a rischio”. Infine le malattie sono uno dei fattori che mettono a rischio la sopravvivenza delle api: “Ci sono malattie provocate da microrganismi e da animali esotici. Oltre, infatti, a insetti o acari, oggi le api vengono minacciati da predatori esotici, entrati in Europa insieme con le merci che provengono da altri contenenti. E’ così che la Vespa velutina e il coleottero Aethina tumida, due grosse minacce per tutti gli impollinatori, sono arrivati nel nostro continente”. (28 set – Red)