Roma, 20 ott – Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, fa il punto in una intervista al Mattino sul ruolo dei militari italiani in Iraq. E assicura che gli Stati Uniti “non hanno mai chiesto all’Italia più di quanto l’Italia stia facendo. Anzi, sono molto riconoscenti per il nostro impegno in Iraq e altrove” che consiste “in addestramento a Erbil e Bagdad e nel garantire le condizioni di sicurezza al lavoro che viene fatto nella diga di Mosul dalla ditta italiana Trevi”. Inoltre “siamo subentrati agli Stati Uniti nel Personnel Recovery ad Erbil. Di fatto, 130 unità dell’Esercito, assicurano, in caso di necessità, assistenza ai feriti degli scontri sia militari della coalizione sia civili. E un’assistenza a persone in difficoltà in un contesto di conflitto, assicurata con otto elicotteri. Abbiamo dato la disponibilità a questo impegno importante, utile alla coalizione nel suo complesso”. In totale “si tratta di circa 1400 soldati, che rappresentano il numero più elevato nelle nostre attuali missioni all’ estero. E superiore a quelli presenti in Libano, in Libano, in Afghanistan e in Kossovo”. Non ci sarà un ulteriore aumento di forze e impegno? “Non credo. Quando si comprese che i piccoli villaggi tolti all’Isis venivano poi persi da successivi attacchi, il generale John Allen, che era stato incaricato dal presidente Obama di coordinare le azioni contro l’Isis, ani chiese un aiuto sulla sicurezza nei centri liberati. Inviammo nuclei di carabinieri, con il compito anche di addestrare la polizia locale” e “dati, aggiornati di continuo, dicono che abbiamo addestrato oltre 7600 uomini dell’Esercito, circa 5000 della polizia e oltre 5000 peshmerga. Quasi i150 per cento del personale nuovo addestrato è stato formato da noi”.
(PO / red)