(14 novembre 2016) Il Center for Italian Modern Art (Cima) ha aperto le proprie porte nel cuore della Grande Mela, nel 2014, specializzandosi nell’arte moderna italiana. L’organizzazione non-profit è stata fondata dalla storica d’arte, curatrice e collezionista Laura Mattioli, figlia del grande collezionista d’arte futurista Gianni Mattioli. “L’idea di fondare il Cima viene dalla forte consapevolezza di quanto l’arte italiana del XX secolo sia misconosciuta al di fuori dal nostro paese. Inoltre, ho voluto dare delle opportunità di studio ai giovani studenti di storia dell’arte italiana. Spero che i nostri borsisti possano approfondire il loro approccio e le loro conoscenze attraverso le opere stesse e la collaborazione con altri studiosi”. Il 14 ottobre Cima ha inaugurato la mostra dedicata a Giorgio de Chirico e Giulio Paolini, preceduta dalle mostre dedicate a Fortunato Depero, allo scultore Medardo Rosso e a Giorgio Morandi. Le mostre al Cima fanno parte di un intero calendario di programmi pubblici, incontri e borse di studio. L’organizzazione ha come obiettivo quello di essere un’incubatrice per le istituzioni museali e per un nuovo dibattito accademico sull’arte italiana del ventesimo secolo, invitando semestralmente i borsisti a studiare e a convivere con le opere d’arte. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha incluso tre opere di Medardo Rosso esposte al Cima nella loro mostra “Unifinished: Thoughts Made Visible” che ha inaugurato il nuovo palazzo Met Breuer (una volta il Whitney Museum). Quest’anno il Cima ha dato il benvenuto ai borsisti Giovani Casini (Courtauld Institute di Londra) e Maria Bremer (Freie Universität). Al cuore del Cima è l’idea della “Slow Art” e della casa di un collezionista d’arte proprio come Laura Mattioli, immersa fin da bambina nella collezione di suo padre, Gianni, a Milano. Come sottolinea la direttrice Heather Ewing, Cima “offre un modo di vedere l’arte in una maniera unica ed intima, in cui incoraggiamo gli spettatori a guardare l’arte attentamente e di approfondire la nostra conoscenza rimanendo a contatto con un’opera d’arte per un lungo periodo di tempo, ogni volta sotto una luce diversa e diversi atteggiamenti”.