Roma, 23 nov – “Succede oramai da qualche lustro e sembra un refrain, che si ripete con progressiva enfasi dalle prime votazioni legislative tenutesi nella ripartizione estero nel 2006. Da dieci anni, oramai, gli italiani all’estero sono chiamati a partecipare direttamente alle scelte politiche nazionali in ottemperanza dell’articolo 48 della costituzione. Il loro voto, però, continua ad essere oggetto di acuti e contraddittori scambi di valutazioni tra schieramenti avversi”. Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero, commenta così le polemiche sul voto degli italiani all’estero per il referendum del 4 dicembre. “Anche in questa tornata – continua Schiavone – il quesito referendario è diventato argomento di disputa politica e le elettrici e gli elettori italiani all’estero, ai quali la costituzione italiana garantisce piena rappresentanza politica mediante il diritto di voto, vengono tirati per la giacca perché quest’ultimo, a detta di qualche santone della politica e di alcuni saggi di diritto costituzionale, risulterebbe inficiato da brogli, manomissioni ed è macchiato di insufficiente credibilità”. A chi “dà libero sfogo a questa leggenda metropolitana”, il segretario generale del Cgie chiede “se c’è fondatezza nelle loro affermazioni e se nel dubbio, gli stessi argomenti usati oggi per l’estero, abbiano concorso parimenti in altri periodi storici a mettere in discussione i principi costituzionali del voto in Italia?”. (Red)