“Siamo bravissimi, sulle emergenze. Ma la vera sfida, temeraria, è sui tempi lunghi. Bisogna imparare a difendere il nostro patrimonio edilizio, storico e culturale giorno dopo giorno, anno dopo anno. Lavorandoci per mezzo secolo”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, che collabora a “Casa Italia”, il colossale piano di opere destinate al contrasto del rischio sismico e idrogeologico con 75 miliardi di euro da spendere in 15 anni. E aggiunge: “Non ne possiamo più della cultura della ‘sfiga’. Basta. E’ indegna di noi. Della nostra intelligenza. Della nostra storia. La natura non è buona o cattiva: se ne infischia di noi. Inutile chiamarla in causa. Cosa saremmo se nei millenni non avessimo imparato a coprirci, scaldarci, arginare i fiumi? I terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ed è stupido fingere che non sia così. Bisogna imparare da Umberto Veronesi. Ebbe il coraggio di essere chiaro. Disse a tutte le donne: avete dei bellissimi seni ma quei seni sono anche una vostra fragilità. Le donne lo hanno ascoltato. E un po’ alla volta la guerra contro il tumore al seno ha dato risultati eccezionali. Occorre essere onesti anche sui terremoti. Non con i terremotati: purtroppo sono stati già segnati. Ma con i ‘terremotabili’: milioni di persone devono essere consapevoli di vivere in un Paese meraviglioso ma fragile. E non posso accettare che si tocchino…”. Secondo Piano la cultura del cornetto “è una disgrazia”: “C’è bisogno di verità e questa verità deve entrare nella testa della gente. Che deve accettare la realtà come in Giappone. Lì se tu chiedi a un bambino cosa deve fare lui lo sa. Perché sono decenni che glielo spiegano a scuola. Decenni”, “è necessaria una rivoluzione culturale”, “il cantiere fisico deve intrecciarsi col cantiere culturale”. Quindi precisa che “stiamo individuando comuni-tipo e dentro questi comuni una decina di edifici-tipo (la casa di cemento, quella di muratura mista, quella sciagurata coi ciottoli di fiume fatti apposta per rotolare e magari appesantita da un enorme tetto di cemento…) per fare dei prototipi che possano poi servire da modello a tutti” e “quando metti una catena nei muri, oggi, non fai più come una volta che dovevi spaccare tutto. Ci sono strumenti laser che permettono soluzioni molto più efficaci lasciando gli abitanti dentro casa. La vicina che sta sotto non se ne accorge neanche. Come quando fai un’anestesia locale… Certo, non dappertutto saranno possibili interventi di difesa ‘leggeri’. Ma su dieci milioni di abitazioni a rischio almeno in nove…”. E “nel momento in cui ci metti mano, questi edifici devono pure diventare più belli. Più funzionali. Più ecologici. Più luminosi. Questo è il Paese che ha inventato la bellezza! Non possiamo pensare a interventi utilissimi ma che producano Frankenstein edilizi”. (28 Nov – Red)