“Il confronto tra il Governo e le istituzioni europee, e talvolta anche con altri partner dell’Unione, non riguarda l’obiettivo del risanamento dei conti pubblici. Su questo conveniamo che il rapporto tra debito e Pil è elevato, e per questo abbiamo messo un freno alla dinamica di crescita ininterrotta degli ultimi anni e abbiamo stabilizzato l’indicatore. Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione. Una crescita sostenibile e pertanto non drogata dal disavanzo (che infatti diminuisce regolarmente dal 2014), affiancata da riforme strutturali capaci di aumentare stabilmente il potenziale produttivo. Soltanto con una crescita più sostenuta nella dimensione e capace di includere più cittadini, più equilibrata nel rapporto tra componenti della società, si potrà finalmente avviare un recupero pieno del potenziale del nostro Paese. Dobbiamo innescare un circolo virtuoso. E un lavoro che chiede anni di impegno coerente e la continuità nelle politiche economiche darà un contributo cruciale per conseguire questo risultato”. Lo scrive il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una lettera a La Stampa,
nella quale inoltre sottolinea che “abbiamo posto l’inclusione sociale in cima all’agenda del G7 delle Finanze che si terrà in maggio a Bari. Per questi motivi il prossimo Documento di Economia e Finanza conterrà per la prima volta una valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sull’inclusione sociale, grazie all’iniziativa del Parlamento italiano”. E sostiene che “le cause della divaricazione tra inclusi ed esclusi trova le sue radici più profonde nei limiti strutturali del sistema italiano, che non ha saputo modernizzarsi adeguatamente con il passare degli anni: il mercato del lavoro non riesce ad includere giovani e donne, élite estrattive continuano a trarre rendite da posizioni privilegiate, corporazioni sedimentate anche nell’ambito di servizi a scarso valore aggiunto impediscono l’accesso a nuovi soggetti più creativi ed efficienti, sistemi di welfare e di tassazione sono inefficaci nel migliorare la distribuzione del reddito, l’evasione fiscale è una piaga, la divergenza tra Nord e Sud non è ancora recuperata e aumenta quella tra le aree svantaggiate (presenti anche nel Centro-Nord) e i poli dove si concentra la ricchezza. Negli ultimi tre anni il Governo ha iniziato ad affrontare questi problemi con una politica di bilancio decisamente meno restrittiva, anzi moderatamente espansiva, che ci ha portato fuori dalla recessione ed ha aumentato l’occupazione. Ne hanno tratto vantaggio anche le riforme strutturali che dispiegano i loro effetti benefici più rapidamente, e con maggior intensità, in un contesto macroeconomico favorevole. Rilanciare oggi la crescita e l’occupazione attraverso una politica di bilancio attenta alla crescita oltre che al consolidamento favorisce anche l’occupazione nel lungo termine”. (17 Gen – Red)