Roma, 3 feb – “La questione cruciale per un Paese non è la nazionalità quanto i quartier generali che ospita. Nel Regno Unito, poco importa se la Vodafone è britannica o no: vale che usino avvocati locali, consulenti locali, personale locali. È centrale non l’azionista, ma il luogo dove si disegnano le strategie e la cultura d’impresa”, Lo afferma Paolo Scaroni – già ad dell’Eni e oggi vicepresidente della banca d’affari Rothschild – in una intervista a La Stampa. E aggiunge: “Molti Paesi, a partire dall’Irlanda, usano la leva fiscale per calamitare grandi gruppi e capitali. Creano le premesse perché le imprese scelgano di installarsi da loro. Perché questo accada, a parte il trattamento impositivo, serve un ambiente favorevole per le aziende; la giustizia deve essere efficiente e non far attendere anni; le rigidità nel mondo del lavoro devono essere ridotte. La politica non si sta ponendo nemmeno il problema. Dovrebbe chiedersi se conta di più, ad esempio, che una Goldman Sachs venga a installarsi a Milano e utilizzi risorse nazionali o che diventi all’improvviso italiana, magari restando a Londra. La risposta mi pare semplice”, “molte cose frenano, a partire dalla non identificazione di questo tema come priorità al non chiedersi come si fa davvero ad essere attrattivi. Dove sceglieranno di andare le imprese che lasceranno il Regno Unito? A Milano, Roma o Torino? Oppure a Francoforte e Parigi? La nazionalità del proprietario è irrilevante se c’è il business. Ricordate il caso Nuovo Pignone. Danneggia l’Italia il fatto che sia della General Electric? O la favorisce la circostanza che sia il quartier generale per l’Energia di una multinazionale?”. (red)