La reperibilità in casa nei giorni di malattia dovrebbe essere gestita diversamente, in regime di uguaglianza tra pubblico e privato. E “dovrebbe essere di almeno 7 ore, per tutti”. Lo dice il presidente dell’Inps Tito Boeri, presente a un convegno alla Camera, aggiungendo appunto che “non ha senso che ci siano differenze fra pubblico e privato”. Differenze che allo stato attuale sono in effetti notevoIi: oggi la reperibilità è di 4 ore giornaliere (dalle 10 alle 12) per i lavoratori del settore privato e 7 ore (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle17) per quelli del settore pubblico. L’Inps, ha spiegato Boeri, è pronta a fare la propria parte, occupandosi dei controlli sui dipendenti pubblici anche al posto della Asl “ma abbiamo bisogno di risorse aggiuntive, non si può pensare di agire a risorse date”. Tra gli altri interventi da fare, secondo Boeri, c’è anche quello di razionalizzare la legge 104, perché probabilmente ci sono delle forme di abuso” e anche in questo caso differenze forti tra pubblico e privato. Su questo punto una risposta è subito arrivata dalla segretaria della Cgil, Susanna Camusso, per la quale “la legge 104 è più usata nel pubblico perché nel privato ci sono maggiori sanzioni nei comportamenti delle donne che prendono il permesso. Mi porrei una domanda sul differenziale di genere”. Anche i controlli sulla disabilità sono spesso “fonte di contenzioso, di maggiori oneri per le famiglie e di costi per l’amministrazione pubblica. L’ Inps è pronto ad accentrare gli accertamenti: questo porterà più efficienza e risparmi.
(9 feb – Sis)