Il loro coinvolgente sound ha scalato le classifiche mondiali conquistando milioni di fan. Cleopatra, il secondo album della band, pubblicato lo scorso 8 Aprile e anticipato dal singolo Ophelia, ha raggiunto in pochissimo tempo il primo posto nelle classifiche americane ed europee. Il loro omonimo disco di debutto è stato nominato ai Grammy Awards come Best New Artist e Best Americana Album, rimanendo per 46 settimane alla #2 posizione della Billboard 200. Ho Hey, il singolo che ha consacrato il loro successo, è rimasto per ben 62 settimane in #3 posizione nella Billboard Hot 100, raggiungendo oltre 163 milioni di visualizzazioni su YouTube. The Lumineers nascono nel 2005 dall’incontro tra il chitarrista e cantante Wesley Schultz e il batterista Jeremiah Fraites, entrambi cresciuti a Ramsey, un sobborgo a sud di New York. Dato il tenore troppo alto di vita di NY, i due decidono di trasferirsi a Denver, in Colorado, lì incontrano la violoncellista Neyla Pekarek e il duo diventa trio. Nel 2009 stampano un primo EP, ma il successo arriva nel 2011 quando il brano Ho Hey viene notato e utilizzato come sigla della serie tv Hart of Dixie. La band firma quindi un contratto con la Dualtone Records e il 3 aprile 2012 pubblica il suo album di debutto, intitolato semplicemente The Lumineers. A quattro anni di distanza dal disco che li ha consacrati, la band torna sulla scena musicale con un secondo lavoro, Cleopatra capace di dimostrare come Schultz e Fraites – insieme alla violoncellista e cantante Neyla Pekarek- non abbiano dato la loro fortuna per scontato, né si siano seduti sugli allori. Con l’aiuto del produttore Simone Felice, l’uomo che Wesley chiama “il nostro sciamano”, la band si è trasferita a Clubhouse, uno studio di registrazione in cima a una collina nelle zone rurali Rhinebeck, NY, non lontano da Woodstock, per registrare il nuovo lavoro. “Abbiamo utilizzato lo stesso approccio del primo album, registrando demo in una piccola casa che abbiamo affittato vicino a Denver la prima volta”, spiega Wesley. “Wes si occupa di tutti i testi”, dice Jeremiah, “e insieme facciamo tutto il resto: la musica, la melodia e la struttura. Non ci sono né regole né ruoli nel nostro processo di scrittura, lavoriamo insieme fino a che non siamo d’accordo che abbiamo qualcosa di fantastico”. “Il disco riflette ciò che ci è successo negli ultimi tre anni”, aggiunge Wesley. “Abbiamo cercato di creare la migliore versione possibile di ogni canzone […]. C’è voluto un sacco di lavoro per farle funzionare insieme. È stata un’esperienza molto intensa e bella. Abbiamo combattuto molto, versato molte lacrime, ma abbiamo tirato fuori delle cose davvero incredibili, e alla fine siamo stati meglio. Ha trasformato il nostro rapporto”.
LYDIAN SOUND ORCHESTRA IN CONCERTO, IL LIVE SARA’ UN DISCO
Con il fresco titolo di “Miglior Formazione dell’anno” al Top Jazz 2016, la Lydian Sound Orchestra, fondata e diretta da Riccardo Brazzale, si presenta all’Auditorium Parco della Musica la sera di venerdì 17 febbraio con un concerto inedito, che varrà anche come registrazione live del nuovo album che si intitolerà ‘’We Resist!’’. Il titolo vuole essere un omaggio allo storico disco di Max Roach ‘’We Insist: Freedom Now’’ che comprendeva ”Freedom Day”, che chiudeva la tracklist dell’ultimo album della Lydian e che farà da ponte con quest’ultimo nuovo progetto: il brano, infatti, verrà registrato e interpretato nuovamente con un vasto organico, comprendente anche l’ensemble vocale. Per ricondurre a un’idea quantomai aggiornata di libertà, oltre a ”Freedom Day’’, Brazzale e la Lydian interpreteranno solo pochi altri brani dal repertorio di Max Roach e di Abbey Lincoln, come l’evocativa ‘’When Malindy Sings’’, su testo del poeta Paul Lawrence Dunbar, risalente al 1896, o ‘’Lonesome Lover’’, su testo dello stesso Roach e di Abbey Lincoln, oggi portato a popolarità da Gregory Porter. A questi se ne aggiungeranno altri composti da Brazzale (come ‘’Dance, Love, Resist!’’, dedicato al travaglio della Grecia attuale) o, come succede spesso con la Lydian, tratti dalla tradizione jazz (a titolo di esempio, il capolavoro ornettiano ”Lonely Woman’’, ma non solo) e fatti proprio secondo le tipicità del lydian sound. Per giungere alla rivisitazione di un brano come ‘’Blackbird’’ che dal songbook di Paul McCartney è oramai proprio del jazz real book o, infine, all’esplorazione del testo del poeta e attivista nordirlandese Bobby Sands, che sin dal titolo ‘’The Rhythm of Time’’ sembra fatto apposta per il dialogo fra le percussioni e la voce rap di Vivian Grillo. Con il concerto di Roma, entra nella formazione anche il cornista Giovanni Hoffer, l’unico specialista sul suo strumento nell’ambito del jazz nazionale: con due sassofoni (Bonisolo ed Emili), quattro ottoni (Gianluca Carollo, Roberto Rossi, Hoffer e Glauco Benedetti) e la ritmica (Paolo Birro, Marc Abrams e Mauro Beggio) il suono della Lydian si riavvicinerà alla storica Tuba Band che Miles Davis guidò fra il ’48 e il ’50: con la Lydian, il dialogo fra passato e futuro non può smettere di stupire.
I MISTERI DEL SONNO E IL TOUR IN ARGENTINA
“Tu Non Vuoi Morire” è il secondo singolo estratto da “Il nome dell’album è I Misteri del Sonno”, disco d’esordio della band pugliese. Il videoclip documenta sensazioni ed emozioni de I Misteri del Sonno durante il tour in Argentina dello scorso novembre: quindici giorni di musica e suggestioni condensati in quattro minuti di pura energia. Un percorso lungo 2400km, otto concerti in quattro diverse città e tante esperienze che lasciano il segno, dalla visita a un centro per l’istruzione dei bambini dai quartieri più disagiati di Rosario alla partecipazione a un evento di protesta contro la criminalità legata al narcotraffico. “Il nome dell’album è I Misteri del Sonno” è il primo album della band, pubblicato il 29 aprile 2016 da La Rivolta Records / Self a un anno di distanza dall’EP intitolato “L’Uomo dell’Anno”. I dieci brani compongono un collage di riflessioni personali e storie vissute o narrate che hanno come temi centrali l’omologazione, la perdita di autonomia individuale e il conformismo tipici della società di massa.
KATY PERRY E’ TORNATA, ECCO CHAINED TO THE RHYTHM
Katy Perry è tornata. È disponibile infatti da oggi in tutto il mondo il nuovo singolo “Chained to the rhythm” con un featuring d’eccezione, quel Skip Marley nipote della leggenda Bob Marley. Il brano, pubblicato su etichetta Capitol Records, anticipa l’uscita del nuovo album di Katy Perry. La cantautrice californiana presenterà “Chained to the Rhythm” per la prima volta live domenica sera durante la 59˚ edizione dei Grammy Awards. IKaty è co-autrice del nuovo brano insieme a Max Martin, Sia Furler, Ali Payami e Skip Marley. Katy ha fatto il suo debutto con la Capitol Records nel 2008 con “One of The boys” e ha cementato il suo status di Superstar Globale con il disco seguente “Teenage Dream (2010). “PRISM”, il suo ultimo lavoro del 2013, ha debuttato al #1 posto di iTunes in 100 paesi e ha venduto più di 12,5 milioni di copie worldwide. Con i singoli “Firework” e “Dark Horse”, che hanno superato la soglia di 10 milioni tra download e stream, KATY è diventata la prima artista donna ad ottenere due RIAA Digital Single Diamond Awards. La Perry ha venduto in tutto più di 125 milioni di tracce nel mondo e 40 milioni di album e ha inoltre cantato davanti a 2 milioni di persone per il suo Prismatic World Tour, 151 date sold out nel mondo ed è stata protagonista dello show del Super Bowl XLIX grazie al quale ha segnato un altro record come artista più vista di sempre durante il Super Bowl.
ANCHE GLI ANTHRAX ALL’ALPEN FLAIR 2017
Nuove conferme ogni giorno per l’Alpen Flair, il più grande festival del Sudtirolo che si tiene ogni estate a Natz (BZ): gli headliner della giornata di venerdì 23 giugno saranno gli Anthrax, preceduti da D-A-D, Subway To Sally e molti altri. Biglietti e abbonamenti del festival sono disponibili su Ticketone (online e nei punti vendita). Formatasi a New York nel 1981, la band ha venduto più di dieci milioni di copie ed è diventata la risposta americana all’ondata di heavy metal made in UK insieme agli altri Big Four del thrash metal a stelle e strisce Metallica, Slayer e Megadeth. Gli Anthrax sono più del gruppo che ha sventolato un metaforico dito medio in faccia a critici e fan privi di immaginazione con la loro collaborazione con i Public Enemy nel 1991 e che, con l’uscita di “Worship Music” (Nuclear Blast, 2011) ha dimostrato che gli album ‘classici’ non sono un concetto superato. La storia della band parla di vera determinazione a dispetto di ogni difficoltà. L’ultima fatica in studio degli Anthrax è “For All Kings” (Nuclear Blast, 2016), un album feroce quanto sublime, attuale quanto classico. Si tratta del secondo album dal ritorno di Joey Belladonna, che nel 1992 aveva lasciato il microfono a John Bush. Dallo splendore thrash di “You Gotta Believe” alla maestosità di “Blood Eagle Wings”, “For All Kings” è la quintessenza degli Anthrax, e la prova che è impossibile contenere una buona band. Gli Anthrax sono Joey Belladonna (voce), Frank Bello (basso), Charlie Benante (batteria), Jonathan Donais (chitarra) e Scott Ian (chitarra).