Roma, 28 feb – La diplomazia dei diritti e quella degli affari possono convivere “se usiamo il nostro modello italiano, basato su un modello di impresa, piccola e media che cerca partner e non impone una sua egemonia economica”: lo afferma il vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale, Mario Giro, in una intervista a L’Unità, parlando del Migration Compact e dell’Africa. E aggiunge: “L’Italia prende sul serio l’Africa, non vuole essere neo-coloniale. Prendere sul serio gli africani significa portarli a produrre: l’Italia auspica che nasca una manifattura in Africa e per questo usa la sua influenza (che non è ingerenza) e il suo know-how. In Africa serve l’aiuto delle ong ma anche l’investimento delle piccole e medie imprese italiane. Sarò sempre grato a Matteo Renzi per aver impostato in questo modo i suoi viaggi in Africa così come lo ha fatto anche Paolo Gentiloni. È lo stile-italiano, un modus operandi che tiene assieme corridoi umanitari. Migration Compact, gli accordi bilaterali con Paesi di origine e di transito di migranti, il sostegno al processo di stabilizzazione politica in Libia”.
(red)