TRENTO: REPORTAGE BENEFICO PRO-NEPAL
Alla Fondazione Museo storico del Trentino, a Trento, fino al 28 aprile la prima tappa della mostra itinerante “Maheela: quando essere donne è una sfida quotidiana”. L’esposizione, composta da 60 fotografie, nasce dalla volontà di promuovere in Italia la conoscenza del Nepal e della condizione femminile in questo paese: “Maheela” significa, infatti, donna in lingua nepalese.In Nepal ancora oggi sono migliaia le donne che subiscono violenze e discriminazioni quotidiane. Gli autori del progetto fotografico, Giuseppe Benanti, Giacomo d’Orlando e Paolo Piechele, sono tutti volontari della associazione Apeiron Onlus che lavora dal 1996 al fianco delle donne nepalesi con progetti di alfabetizzazione, formazione professionale e microcredito, accompagnando le donne nepalesi nel lungo percorso verso l’indipendenza economica e il riscatto sociale. Ogni visitatore può sostenere concretamente le donne nepalesi che vengono ospitate a Casa Nepal, struttura di accoglienza per vittime di violenza e discriminazione fondata a Kathmandu da Apeiron Onlus.it, grazie all’acquisto di una, o più, delle immagini esposte in rassegna, con una semplice donazione. Il visitatore può agevolmente richiedere la/le fotografia/e a cui è interessato mediante uno scatto dal proprio smartphone, da inviare all’indirizzo e-mail petra@apeirononlus.it. Al termine della rassegna, lo staff di Apeiron chiederà conferma della richiesta e l’interessato riceverà la stampa, prodotta in maniera identica a quella a quella esposta. (PO / red)
FIRENZE: PLAUTILLA, SUORA PITTRICE
Firenze – Il ritrovamento tra Firenze, Siena, Perugia e Assisi di una serie di cinque dipinti realizzati da Plautilla Nelli (1522-1588), tutti raffiguranti l’immagine di una santa domenicana ritratta a mezzo busto di profilo, costituisce un nuovo importante tassello nella ricostruzione dell’attività artistica della suora pittrice, epigona della Scuola di San Marco. La mostra “Plautilla Nelli. Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola”, fino al 4 giugno al Museo degli Uffizi, a Firenze, intende approfondire la conoscenza della produzione seriale di immagini devote attraverso l’utilizzo di varie tecniche, a iniziare da quella dello “spolvero” impiegata dalle monache anche per l’arte del ricamo, il lavoro maggiormente legato alle tradizioni conventuali. Inoltre, sempre agli Uffizi, nella Sala del Camino, si presenta al pubblico il restaurato trittico de La Resurrezione di Lazzaro del francese Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia e lungamente attivo in Provenza, di cui rimangono oggi pochissime opere. Firmato e datato 1461, il dipinto è una delle opere più considerevoli della collezione degli artisti stranieri del XV secolo alle Gallerie degli Uffizi, oltre che un’importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa. Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi.
(red)
ROMA, OPERE D’ARTE RECUPERATE
Dopo il successo della mostra “Pop Icons”, la Rome International School (RIS) – di proprietà della Università LUISS – in accordo con il Mibact ed il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, allestisce un nuovo evento artistico: fino al 30 aprile 75 reperti archeologici, recuperati dalla speciale unità dei Carabinieri, sono esposti al pubblico, a cominciare da oltre 500 studenti di 50 nazionalità diverse e le loro famiglie. Il senso della mostra “Recuperare il passato per avere un futuro” è costruire un ponte tra passato e futuro, educando le nuove generazioni alla ‘bellezza’ in modo che siano in grado di riconoscerla, apprezzarla e proteggerla. Tra le opere ‘salvate’, un sarcofago in terracotta di fattura etrusca, recuperato a Ginevra; vasi con rappresentazioni mitologiche e un grande cratere apulo a mascheroni, sequestrato in Corsica, che funge da invito per i visitatori. Un’istallazione particolare è dedicata ad una armatura ideale inedita, composta da elmo, corazza, schinieri e lancia risalenti al V e VI secolo a.C. di cui proprio la Rome International School ha finanziato il restauro. (red)
ROMA: IL “CODICE SUL VOLO” DI LEONARDO
Per la prima volta in mostra a Roma il manoscritto originale del Codice sul volo degli uccelli di Leonardo, ai Musei Capitolini fino al 17 aprile. E a Roma rimarrà dopo la mostra presso l‘Istituto per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario per un controllo in vista delle celebrazioni nel 2019 a 500 anni dalla morte di Leonardo. Insieme al manoscritto originale – conservato nella Biblioteca Reale di Torino e presentato a Palazzo Caffarelli in un box di massima sicurezza – sono in mostra le prime copie facsimile dell’Ottocento che ripercorrono la storia travagliata dell’opera. Smembrato, venne ricomposto grazie a Giovanni Piumati e al russo Theodor Sabachnikoff, tanto appassionato di Leonardo da spendere tutti i suoi beni per procurarselo, che lo donò nel 1893 al re Umberto I. Ma mancavano quattro fogli ritrovati dallo svizzero Henri Fatio che dopo il 1920 li regalò al re. Infatti nella prima copia facsimile in mostra realizzata a Parigi nel 1797 il codice è incompleto. I fogli mancanti vennero pubblicati a Roma nel 1926. Il taccuino di dimensioni ridotte (154 per 213 mm), composto da 18 pagine più le due copertine, contiene appunti scritti da destra verso sinistra, disegni e progetti a margine e alcuni che occupano l’intera pagina. E’ la raccolta delle intuizioni anticipatrici e visionarie elaborate dal Genio di Vinci: schizzi di macchine volanti ad ali battenti, di macchine che sfruttano le correnti ascensionali librandosi con le loro ali come gli uccelli rapaci. E ancora figure geometriche, disegni meccanici, architettonici e alcuni disegni a sanguigna. Come quello che appena compare nel foglio “10 verso”, sotto lo scritto: il volto di un giovane, forse il suo autoritratto. Una serie di pannelli che illustrano come il sogno prende forma e diventa realtà con pionieri come Enrico Forlanini che nel 1877 realizza il primo prototipo di elicottero, come i fratelli Wright che nel 1903 costruiscono il primo aeroplano.
(red)
TAORMINA: L’IMPRONTA DI LEONARDO PER IL G7
Taormina sarà palcoscenico del mondo con il G7 del 26 e 27 maggio e nei giorni del summit le delegazioni saranno invitate a visitare le opere degli artisti di spicco del Futurismo italiano e la “Tavola Lucana” di Leonardo Da Vinci. In preparazione dell’evento è già allestita all’interno dell’ex chiesa del Carmine la mostra “Il Futuro sopravvenuto” che espone le opere di artisti di spicco del futurismo italiano, come Giacomo Balla, Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Carlo Carrà, Mario Sironi, Ivo Pannaggi, Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Bruno Munari, Anton Giulio ed Arturo Bragaglia. Presentate 70 opere importanti della collezione Futur-Ism, della Collezione Ventura, della Collezione Trust Aletta e Fondazione Cirulli. L’importante “Complesso plastico colorato di frastuono + Velocità” di Giacomo Balla, opera riprodotta anche nel Manifesto “ricostruzione dell’universo” del 1915 costituisce il nucleo principale della mostra. Verranno esposti manifesti, prime edizioni firmate del manifesto futurista di Marinetti, abiti futuristi e un’installazione sonora con l’intona rumori di Russolo. Arriverà poi a Taormina il 24 maggio, appositamente per il G7 e sarà esposta nella cripta dell’ex chiesa del Carmine, la “Tavola Lucana” di Leonardo Da Vinci, un pannello di 60 x 44 cm rappresentante l’autoritratto del grande artista italiano. Il dipinto è stato rinvenuto dallo stesso Barbatelli nell’ambito di una raccolta privata salernitana nel 2008. La “Tavola Lucana” è stata indagata dal Reparto di dattiloscopia preventiva dell’Arma dei carabinieri e dall’Università di Chieti che, oltre allo studio morfologico, hanno scoperto tre impronte di cui una compatibile con l’unica impronta digitale del maestro di Vinci, recuperata nelle ombreggiature dei grani di ebano della collana della Dama con l’Ermellino, il capolavoro di Leonardo oggi a Cracovia. Dopo circa cinque secoli, col recupero di questo dipinto, si è finalmente ricostruito il volto del genio che nulla sembrerebbe a che fare col celebre ritratto di vecchio della Biblioteca Reale di Torino. (red)