Il Partito democratico sporge querela contro Beppe Grillo per un post pubblicato sul blog del leader del Movimento 5 Stelle un anno fa, il 31 marzo del 2016, e relativo al caso Tempa Rossa che portò alle dimissioni dell’allora ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. Ma il post, non essendo firmato, secondo Beppe Grillo non è a lui riconducibile, e allora scoppia la bagarre politica. “Il Blog beppegrillo.it è una comunità online di lettori, scrittori e attivisti a cui io ho dato vita e che ospita sia i miei interventi sia quelli di altre persone che gratuitamente offrono contributi per il Blog – scrive oggi il comico genovese, in un post questa volta firmato da lui – Il pezzo oggetto della querela del Pd era un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce”. E ancora: “Nessuno scandalo, nessuna novità. Se non il rosicamento del Pd per aver per il momento perso la causa, cosa che Bonifazi ha scordato di dire. Nessuna diffamazione. Nessun insulto. Semplice informazione libera in rete. Maalox?”.
LA REAZIONE – La reazione di Francesco Bonifazi, autore materiale della querela a nome del Pd, è veemente: “vigliacco e bugiardo – scrive su Facebook rispondendo a Grillo – Vigliacco perché non hai il coraggio di assumerti la responsabilità di quello che scrivi e pensi. Bugiardo perché non dici la verità quando affermi che il PD ha perso la causa. Per chi fosse interessato alla vicenda, la verità è che il processo deve ancora svolgersi e di sicuro il giudice deciderà nella libertà del suo convincimento e non per i suggerimenti di Beppe”. Nel post incriminato si leggeva che “le dimissioni del ministro Guidi sono un’ammissione di colpa, dimostrano il coinvolgimento del ministro Boschi e del Bomba che fanno l’interesse esclusivo dei loro parenti, amici, delle lobby e mai dei cittadini” e che un emendamento allo Sblocca Italia “avrebbe favorito le aziende di Gemelli (compagno della Guidi, ndr) facendogli guadagnare 2,5 milioni di subappalti. La Guidi chiese l’avvallo della Boschi che – per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva – inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia”. (Sis – 15 mar)