Roma, 24 mar – “Solo nove mesi fa, all’indomani del voto sulla Brexit, in molti avrebbero scommesso che sarebbe stato l’inizio della fine per l’Unione Europea. Così non è stato e per questo domani saremo tutti insieme a ribadire che uniti siamo più forti, anche dopo l’uscita della Gran Bretagna”. È una Federica Mogherini determinata quella intervenuta oggi pomeriggio alla Camera durante il Convegno sul sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Durante il convegno, è stato firmato il protocollo d’intesa tra il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa – di cui è presidente il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini – e il Comitato delle Regioni presieduto da Markku Matkkula. L’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, che ha voluto lasciare il suo saluto prima di recarsi ad altri incontri, ha voluto ribadire con forza le ragioni dell’unità di quella che ha definito “la più grande zona commerciale del pianeta”, un continente che solo unito può vincere le sfide di “un mondo difficile, complesso e pericoloso”. Questo un passaggio del suo discorso: “La dimensione dell’Europa è quella minima indispensabile per fare fronte ai problemi globali che abbiamo di fronte, sia quelli legati al commercio che quelli legati a fenomeni come le migrazioni. Pensiamo a paesi come Usa, Cina, India, Russia, Brasile. Ognuno ha la dimensione di un continente”. Una questione di estensione ma non solo: perché ciò che unisce i cittadini europei è stato “il sogno della pace” dei padri e il lusso che hanno avuto i figli, quello della mobilità, dell’Euro, dell’identità europea. “L’Europa oggi è indispensabile – ha proseguito – per fare fronte a un mondo sempre più complicato, di fronte al quale ognuno è più debole e perso”. Tuttavia, secondo Federica Mogherini, il rischio di un ritorno al passato non è del tutto scongiurato: “Quello che stiamo vivendo – ha spiegato – è un momento fondamentale della nostra storia. Oggi possiamo renderci conto di quello che rischiamo di perdere se non ci prendiamo cura di quello che abbiamo costruito. L’Ue è posto migliore di quello in cui sono cresciuti i nostri padri e i nostri nonni, ma c’è il rischio che tutto questo vada perduto. Per fortuna i cittadini iniziano a capire la differenza tra uno slogan che può suonare bene in un talk show e ciò che rischia di trasformarsi in una politica reale”. (PO / Fas)