Mancanza di pari opportunità, copertura mediatica a senso unico e limitazioni delle libertà fondamentali hanno creato un terreno di gara non equo nel referendum costituzionale turco: lo dicono in una nota ufficiale gli osservatori internazionali dell’Osce, con una presa di posizione che segna un duro colpo alla legittimità della tornata elettorale che si è svolta ieri, e che ha visto una vittoria minima, pari al 51%, delle riforme in senso presidenzialista volute del premier turco Tayyp Erdogan: una su tutte quella che reintroduce la pena di morte. E mentre lo stesso Erdogan comunque esulta per una vittoria ottenuta “contro le nazioni potenti del mondo che mi hanno attaccato con una mentalità da crociati” alle quali “abbiamo resistito come una nazione”, l’Europa e l’Italia ora si interrogano. Il ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano mantiene una posizione cauta: “Prendiamo atto del risultato delle consultazioni referendarie. Nel frattempo – coerentemente con l’appartenenza della Turchia al Consiglio d’Europa – auspichiamo un raffreddamento delle tensioni interne al Paese e, inoltre, un coinvolgimento delle opposizioni nel percorso di implementazione delle riforme”. Ma la discussione sulla futuribile adesione della Turchia alla Ue ora è aperta. (17 apr)