Trento, 6 giu – Il 90% degli investimenti della ricerca medica è a beneficio del 10% della popolazione mondiale. Questo il dato da cui è partito il dibattito “(Non tutti) i vaccini sono sexy. Disuguaglianze tra nord e sud del mondo” che all’interno del programma del Festival dell’Economia di Trento (1-4 giugno) ha proposto la questione dei vaccini da un punto di vista altro: quello dell’Africa. A discuterne sono stati Stefano Merler, epidemiologo matematico della Fondazione Bruno Kessler, Giovanni Putoto dell’associazione Medici con l’Africa CUAMM e Sara Ferrari, assessora all’Università e ricerca, Politiche giovanili, Pari opportunità e Cooperazione allo sviluppo della Provincia autonoma di Trento. “Medici con l’Africa CUAMM nasce nel 1950 – introduce Putoto – e dallo stesso nome se ne intuisce l’approccio: l’obiettivo è infatti quello di rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi in cui si opera coinvolgendo le comunità locali. È evidente – prosegue – che lavorare sulla salute in Africa significa confrontarsi quotidianamente con le disuguaglianze”. E il tema dei vaccini sembra rappresentare una lente di ingrandimento per comprendere la disparità nell’accesso alla salute nei diversi punti del mondo: “La ricerca sui vaccini non viene decisa in base ai bisogni – continua Putoto -. Un esempio è l’emergenza internazionale sull’ebola: l’occidente si è allarmato e si è iniziato a studiare. Molto diversa la situazione sul vaccino per la malaria, malattia che paradossalmente provoca molte più morti. In questo caso dopo molti anni di pressioni solo nel 2018 verrà introdotto in tre paesi – Ghana, Malawi e Kenya – il vaccino in via sperimentale grazie a una forte e positiva collaborazione tra attori pubblici e privati”. (Red)
